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Prato

Abusi alla Pietà, imprenditore alla sbarra

Abusi alla Pietà, imprenditore alla sbarra

L’ex fidanzata accusa un quarantenne di averla brutalizzata ma non si è costituita parte civile

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PRATO. Una presunta violenza sessuale nella Prato bene è al centro di un processo in corso in Tribunale. Un processo che ha avuto un iter giudiziario molto veloce e che, come spesso accade, propone due versioni diametralmente opposte al giudizio del collegio presieduto da Ettore Nicotra.

Da una parte c’è un imprenditore quarantenne, figlio del titolare di uno dei più noti lanifici pratesi, di cui non facciamo il nome per tutelare la parte lesa; dall’altra una donna poco più che trentenne, con la quale l’imputato ha avuto una relazione che, stando al racconto della donna, è finita nel peggiore dei modi: stalking, maltrattamenti e violenza sessuale. Queste le accuse mosse dal sostituto procuratore Giuseppe Ledda all’imprenditore.

Tutto sarebbe accaduto nello spazio di poche centinaia di metri, nella zona di via Sem Benelli alla Pietà, dove si concentrano le abitazioni di lui, della donna e dei genitori di lei.

La donna ha parlato per la prima volta in Procura della presunta violenza sessuale il 31 marzo dell’anno scorso. In precedenza aveva già denunciato l’ex fidanzato per maltrattamenti e stalking, si era rivolta al centro anti-violenza La Nara e a uno psicologo. Ma, ha fatto notare l’avvocato Massimo Taiti, difensore dell’imputato, non aveva mai parlato della presunta violenza. In Procura, invece, ha raccontato un rapporto anale di rara brutalità che sarebbe avvenuto qualche mese prima rispetto al racconto e che ha fatto scattare l’ulteriore accusa nei confronti dell’ex fidanzato, che negli ultimi tempi ha avuto altre grane con la giustizia ed è anche finito in carcere.

La storia tra i due è iniziata nell’estate del 2009, quando l’uomo era ancora impegnato in una relazione con la sorella della donna che poi l’avrebbe denunciato. Una storia fatta di tira e molla e regali costosi. La famiglia di lui è molto benestante e per San Valentino poteva scapparci anche un orologio del valore di alcune migliaia di euro. A un certo punto però qualcosa si guasta e lei decide di lasciarlo. Denuncia di essere stata picchiata almeno quattro volte e di essere seguita e perseguitata al telefono. Lui ribatte che non è vero niente, sarebbero state normali telefonate di lavoro. Lei infatti è stata sua dipendente prima in una società, poi nella gestione di un locale a Firenze. Una stranezza del processo è che la donna non si è costituita parte civile e ha ritirato le denunce, ma ieri ha confermato la presunta brutale violenza. Il Tribunale deciderà il prossimo 11 giugno. (p.n.)

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