Il Tirreno

Prato

Via Ciulli, la tragedia diventa canzone

di Maria Lardara
Via Ciulli, la tragedia diventa canzone

Un artista pratese dedica un brano del suo primo album solista a una delle tre donne cinesi morte annegate

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il suo corpo fu quello ritrovato per ultimo dai sommozzatori, bagnato di fango e di dolore. Era il corpo della donna più giovane delle tre che annegarono nel sottopasso di via Ciulli, in quella notte maledetta del 5 ottobre 2010. Un nome, Cheng Wei, che forse ora alla città non dice più nulla. Non però alla sensibilità di un giovane artista pratese che si è fatto le ossa come polistrumentista (batterista, tastierista e chitarrista), lavorando con nomi del calibro di Marco Parente, Paolo Benvegnù, Manuel Agnelli e Irene Grandi. Quella sventura a due passi dalla sua casa di via de’ Gobbi (dove, ironia della sorte, abitano ancora i parenti delle tre donne annegate), con il carico di polemiche che allora si trascinarono in città, arrivò a toccare le corde più intime e profonde di Andrea Franchi, pratese “doc” con mamma di Bagnolo, conosciuto anche per aver lavorato come musicista con Pamela Villoresi, durante un tour teatrale nel 1998.

In quei giorni Andrea stava componendo i testi per il primo album da solista dal titolo "Lei o contro di lei", uscito poi il 13 marzo di quest'anno. E così quella giovane sfortunata è diventata la Musa ispiratrice di Franchi, tanto da intitolarle un brano denso di intimità e con fini arrangiamenti, quarto in una scaletta di dieci pezzi che segnano il debutto dell'autore e produttore che ha legato finora molto la sua carriera a Benvegnù in tante produzioni artistiche. E Cheng, nell'immaginazione di Andrea che ha scritto di getto le prime righe di quel brano sull'onda dell'emotività, diventa una creatura con “mani sottili, sguardo fermo, sicuro e flebile”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze