Toscana
Alleanza italo-orientale per esportare vino in Cina
La scommessa di quattro imprenditori: acquistano una tenuta da 50 ettari a Roccastrada e puntano a produrre mezzo milione di bottiglie per Shanghai
PRATO. Una forte diga accanto alla Grande muraglia. Potrebbe essere questo lo slogan per lanciare sullo sterminato mercato cinese uno dei prodotti che rappresentano l’eccellenza toscana, il vino di qualità.
Forte diga perché si chiama appunto Fortediga la tenuta recentemente acquistata a Roccastrada, in provincia di Grosseto, da una non inedita ma promettente alleanza italo-cinese che si propone di sfondare nella Terra di mezzo svincolandosi dalle sabbie mobili in cui da tempo si dibatte il settore tessile. Se i lanifici vanno male, anche qualche pronto moda orientale comincia ad annaspare, e così Wang Zengli, 45 anni, da poco diventato presidente dell’Associazione di commercio italo-cinese, ha deciso di fare il grande salto. Insieme al connazionale Zhou Li, 36 anni (entrambi vivono a Carmignano) ha convinto l’armatore fiorentino Vinicio Petracchi e l’imprenditore tessile di Quarrata Fabrizio Targetti a investire qualche milione (non dicono quanti ma non sono certo pochi) per acquistare la tenuta Fortediga, gestita dall’omonima srl: circa 50 ettari coltivati a olivo e vitigno, che sono da tempo sul mercato con un marchio conosciuto.
Regista dell’operazione è il commercialista pratese Attilio Coco, un professionista con studio in viale Vittorio Veneto che non ama troppo i riflettori ma si sa muovere sul mercato. «Attualmente Fortediga produce 350.000 bottiglie all’anno - spiega - L’idea è di aumentare la produzione fino a 500.000 o 600.000, puntando sull’export in Cina». E qui entrano in gioco Wang e Li. Sono loro ad avere i contatti giusti nella madrepatria. Wang, tra l’altro, ha già una certa esperienza nel settore enologico e sembra convinto di poter sfondare.
«In Cina - spiega l’imprenditore orientale - vogliono prodotti originali, hanno paura del falso». Una considerazione che farà sorridere i tanti pratesi che invece associano i cinesi all’arte di copiare il bello, ma tant’è.
«In Cina ci sono da tempo tutti i marchi vinicoli più prestigiosi - commenta il commercialista Coco - E l’Italia sconta un certo ritardo nella penetrazione di quel mercato. Ma ora più che mai i cinesi chiedono qualità, hanno bisogno di non essere presi in giro, stanno vivendo un periodo simile a quello che abbiamo vissuto noi italiani nel Dopoguerra».
La tenuta di Fortediga produce già da tempo un cabernet e un syrah che si fregiano dell’Indicazione geografica tipica e si sono fatti largo sul mercato. Con la nuova gestione della tenuta, la produzione che finora era confinata in Maremma si prepara a volare sulle tavole di Shanghai e Pechino. Mezzo milione di bottiglie, minimizza il commercialista Coco, sono una goccia nel mare del mercato cinese. E’ vero, ma potrebbe essere solo l’inizio.
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