«O mi aiutate o la faccio davvero finita»
Biagio Cipolletta, assistito dai sindacalisti della Uil, racconta la sua drammatica storia di disoccupazione
PRATO. «Per l'ultima volta: o mi aiutate o la faccia finita». E' l'ennesimo grido disperato di Biagio Cipolletta, l'uomo rimasto disoccupato dopo essere stato licenziato dalla cooperativa sociale Raffaello, per cui fino allo scorso dicembre lavorava nell'ambito di un appalto assegnato dal Comune per il ritiro dei rifiuti. In svariate occasioni, negli ultimi mesi, l'ex lavoratore ha attirato l’attenzione incatenandosi davanti al Comune o minacciando di gettarsi da una impalcatura, senza, tuttavia, ricavarne alcun beneficio. Ma se qualcuno dovesse pensare che si tratta solo di una provocazione, non lo faccia: stavolta l'uomo, 61 anni, una moglie, una figlia e un nipote a carico, dice di fare sul serio. «Che vivo a fare in queste condizioni? - chiede - rivoglio la mia dignità di uomo che solo un lavoro onesto può garantirmi».
L’altro giorno a convincerlo a scendere dall’impalcatura è stato Qamil Zejnati, sindacalista della Uil che ha deciso di sposare la sua causa e invitare tutti a una seria presa di coscienza. «E' un'altra morte annunciata - dice il sindacalista - c'è qualcuno che se la sente di prendersi questa responsabilità oppure si prova a risolvere questa situazione?».
La storia di Cipolletta è una storia come purtroppo ce ne sono tante sul territorio, ma in un certo senso anche diversa dalle altre poiché all'origine di questo licenziamento non c'è il calo improvviso di lavoro di un'azienda in crisi bensì altre ragioni che all'uomo, né tantomeno alla Uil, sono sembrate valide. Nella lettera di licenziamento con decorrenza 27 dicembre 2011 si legge infatti che non è stato superato il periodo di prova, tra l'altro non previsto da contratto (sottoscritto due mesi prima).
Da 1200 euro al mese il lavoratore è passato a non percepire più alcun reddito, in quanto anche l'Inps gli ha respinto la richiesta di disoccupazione motivando questa decisione con il mancato versamento dei contributi in suo favore da parte della cooperativa . Oltre al danno,dunque, si è aggiunta la beffa. «Ho presentato ricorso tramite il patronato - spiega - il problema è che l'Inps potrebbe respingerlo, in quel caso si aprirebbe una causa ordinaria e i tempi si allungherebbero: nel frattempo, cosa faccio?».
Dopo aver passato qualche guaio con la legge che gli è costato anche il carcere, l'uomo è stato assunto con la mansione di autista dalla cooperativa Anfora, dove è rimasto per dieci anni occupandosi del ritiro degli ingombranti, un servizio dato in appalto dal Comune tramite la partecipata Asm. Poi l'esigenza di abbattere i costi e come accade spesso in questi casi, si bandisce una gara al ribasso. Ad aggiudicarsi l'appalto con un ribasso del 20% è una società fiorentina, la cooperativa sociale Raffaello, che come previsto dalla clausola di salvaguardia, ha riassorbito la quasi totalità dei lavoratori impegnati in quel servizio. Su 18 individui, 3 sono stati licenziati per varie cause. Tra questi c'è anche Cipolletta, che nel frattempo è stato contattato da un'altra cooperativa che però gli ha offerto 800 euro al mese per un lavoro a Empoli come facchino senza rimborso spese e di conseguenza, non gli è convenuto accettarlo. Per Angelo Colombo, segretario Uil la vicenda di questo lavoratore è l'espressione massima di un sistema che ha fallito: «Invece di risparmiare sui costi veri della politica si continua a scaricarli sugli ultimi della catena - afferma - facendo pagare ai lavoratori, che tra l'altro svolgono un'azione utile per la collettività, il prezzo di un sistema che non regge più e che per farlo andare avanti si continua ad autorizzare gare al massimo ribasso».
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