Il Tirreno

Prato

Al Museo Pecci fascino e suggestioni della videoarte cinese

di Riccardo Tempestini
Al Museo Pecci fascino e suggestioni della videoarte cinese

Il direttore Marco Bazzini: «Un consiglio ai visitatori: lasciatevi coinvolgere dalle immagini che scorrono»

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PRATO. La Cina è vicina, anzi vicinissima, perché oggi alle 17 al Centro Pecci verrà inaugurata la mostra “Moving Image in China 1988- 2011“, a cura di He Juxing, Guo Xiaoyan, Zhou Tiehai e Marco Bazzini.

Ecco l’intervista a Bazzini, il direttore artistico del museo Pecci.

Perché una mostra sui video cinesi?

«Non tanto una mostra di video, ma una mostra storica sulla videoarte cinese. Tengo molto a precisare questa differenza per l’originalità con cui è stato elaborato il progetto insieme al Minsheng Art Museum di Shanghai. E’ la prima volta che in Europa si propone una storia di quanto accaduto in quel paese consapevoli, anche, che questo genere è oggi la punta di diamante dell’arte contemporanea, si pensi a Yang Fudong. Ma credo che questa nostra sia anche la prova visiva che testimoni un periodo di sviluppo e cambiamenti non solo nell’arte, ma nella società, nella filosofia e nell’economia del grande paese asiatico. Un bel progetto per la città ma anche un bel segnale che parte da Prato e dalla Toscana».

Una mostra difficile per i non addetti ai lavori? Circa 40 video, non sarà certo semplice vederli uno dopo l’altro? Un consiglio?

«Credo che la suggestione e la bellezza di molti di loro possa conquistare anche il largo pubblico. Ed in mostra ci saranno tutte le informazioni per poter comprendere meglio, oltre alle visite guidate nel fine settimana o il mercoledì sera a partire da giugno ,dal 30 maggio infatti torna l’orario di apertura estivo, dalle 16 alle 23. Sono anche tutti video abbastanza corti. Il consiglio migliore è lasciarsi coinvolgere dalle immagini che scorrono e nella varietà delle proposte scegliere quelli che maggiormente corrispondono ad un proprio gusto».

Oramai sei “pratico” dell’oriente, visto il numero delle mostre che hai curato. Ma sono davvero così pazienti e precisi nel lavoro , oppure ... anche loro …

«L’esperienza di collaborazione con il Minsheng Art Museum è stata ottima, grande disponibilità. Unico problema come sempre la lingua e la sua traslitterazione in caratteri occidentali».

Sul mercato il video d’artista è ancora accessibile, ma è un buon investimento economico?

«Continuo a pensare che collezionare arte non debba essere fatto per speculazione ma piuttosto per passione, si tratti di fotografia, video o pittura. La videoarte ha ancora alcune sofferenze sul mercato ma sta certo allargando la sua cerchia di appassionati. La tecnologi già permette di presentarla in diverse condizioni anche in ambienti domestici. Non ci dimentichiamo che stiamo vivendo in una società multimediale».

Torniamo ai video, anzi all’arte contemporanea cinese, sono davvero liberi da qualsiasi influenza politica?

«Ogni opera d’arte può essere letta in molti modi e a più livelli. Come in occidente il video è stato strumento di una rivoluzione sociale durante gli anni sessanta, oggi lo è anche in Cina. Da questi video passano molti messaggi sul nostro mondo e velatamente anche sulla situazione di un così grande paese. Tuttavia la militanza non sempre passa per forme dirette di contestazione».

I cinesi-pratesi verranno a vedere la mostra al Pecci, oppure sarà difficile distoglierli anche per due ore dalla taglia e cuci?

«Come sempre ci auguriamo che le mostre siano viste da molte persone ma questa volta speriamo che tra queste ci siano anche molti appartenenti alle comunità straniere. Tuttavia non è così automatico. Come museo ci siamo mossi perchè questo avvenga e lo faremo per tutta la durata della mostra sempre insieme a Associna. Un museo di arte contemporanea deve svolgere anche questo ruolo, diventare un punto centrale nel dialogo tra diversi».

Chiudiamo con Valdemaro Beccaglia, quanto ha voluto questa mostra e perché?

«L’idea è nata con lui anche se la mostra che presentiamo oggi è un’altra. Eravamo insieme a Shanghai per la mostra all’Expo 2010 quando entrammo in contatto con lo staff del Minsheng dove vedemmo una mostra storica sulla pittura contemporanea cinese. Immediatamente capimmo che era il progetto giusto da portare a Prato perché soltanto attraverso un evento di alto profilo culturale e scientifico è possibile iniziare un dialogo. Idea condivisa immediatamente dal Presidente Rossi e dall’amministrazione comunale . Purtroppo quel progetto divenne presto indisponibile per problemi legati ai prestiti ma ho continuato a lavorarci fino a definire l’arrivo di questa mostra. Quando gli comunicai che potevamo fare questo nuovo progetto fu felicissimo, nella sua visione ad ampio raggio diventava un tassello fondamentale in quell’idea di integrazione che portava avanti come imprenditore e presidente di questo museo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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