Sicurezza
Tutto esaurito al Pin per Guccini e il suo “Dizionario delle cose perdute”
Il cantautore racconta i suoi inizi: scrivevo sul giornale per 20.000 lire al mese, quando cominciarono a pagarmi per suonare li mandai a quel paese
Tutto esaurito per Francesco Guccini e il suo "Dizionario delle cose perdute" al Pin di Prato. Più di duecento persone si sono strette l'una accanto all'altra per ascoltare aneddoti e storie di un mondo che non c'è più e che a margine ne hanno richiamati altri, tra gli spettatori accalcati fuori e dentro l'aula. Quelli che ricordano "La locomotiva" risuonare all'Ippodromo, durante una "Festa dell'Unità" vecchia di 35 anni e quelli, invece, che sono troppo giovani e dal vivo non lo hanno mai sentito suonare dal vivo. Francesco Guccini racconta il "Dizionario delle cose perdute" col gusto dell'aneddoto e della sottile ironia che da sempre lo contraddistingue. Come quando spiega il momento in cui ha cominciato a guadagnarsi da vivere con la chitarra. "Scrivevo per la Gazzetta di Modena e i maledetti mi davano ventimila lire al mese - racconta - Poi andai in ferie per quindici giorni: alla fine del mese me ne pagarono solo dieci e capii che così non potevo andare avanti: quando trovai qualcuno che mi pagava per suonare, mandai a quel paese il giornale". E quando un ragazzo gli chiede cosa ne pensa delle nuove generazioni, Guccini risponde: "Non lo so, non li conosco. Vengono a trovarmi, ci parlo e penso solo che sono fortunati. Noi venivamo da una guerra".
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