Sicurezza
Swap, il consiglio annulla gli atti rabbia per i 4,5 milioni di costi
La maggioranza boccia tutto quanto fatto dal centrosinistra per evitare di pagare gli interessi Continua la guerra legale. Il Comune vorrebbe essere giudicato dal Tar, Dexia punta su Londra
PRATO. Maurizio Bettazzi, il presidente del consiglio comunale ne ricorda la sua irritualità. Non è nei costumi di un'amministrazione pubblica , anche quando si realizza un passaggio di consegne da sinistra a destra o viceversa, annullare gli atti controfirmati da un sindaco e da una maggioranza del passato e di un altro colore politico.
Ma la vicenda swap ha legittimato un'azione di autotutela ovvero un annullamento delle delibere per non continuare a sborsare milioni di interessi. Non lo permette il principio della tutela della collettività e dell'interesse pubblico, tanto meno è ammesso del lassismo in tempi inquieti di riduzione dei trasferimenti statali e regionali verso l'ente.
Del resto il contratto sottoscritto dal Comune di Prato , forse con l'ottimismo verso uno strumento che nel 2002 doveva essere ancora conosciuto con tutte le sue spine dagli amministratori pubblici, sarebbe dovuto servire a risparmiare interessi sul monte dei mutui - ammontante a 67 milioni di euro - rendendo il tasso più basso dell'andamento di mercato. Nelle varie negoziazioni in effetti il primo anno i risparmi ci sono stati, poi con la depressione e col conseguente appiattimento dei tassi di interesse nella realtà il Comune si è trovato a pagare un salasso.
Nell'ultimo biennio dal bilancio dell'ente sono stati accantonati circa 3 milioni di euro, dei quali 750 mila sborsati finanziariamente, gli altri congelati in virtù della prima azione di autotutela, dell'ottobre 2010.
A far impuntare la giunta e il consiglio, però, non sono né i tempi né semplicemente i tassi di interesse.
Ci sono i 4 milioni di euro di costi impliciti come provvigione per rinegoziare lo swap, il conflitto di interessi di Dexia Crediop (venditore e consulente contemporaneamente) e la mancanza di una gara pubblica per scegliere la migliore rinegoziazione.
Il consiglio ieri pomeriggio ha quindi annullato tutti gli atti coi voti della maggioranza di centrodestra e con l'astensione della minoranza.
Il pungolo maggiore al sindaco a questo giro è arrivato dal segretario di Fli, Riccardo Bini che gli ha chiesto di denunciare le responsabilità delle giunte di centrosinistra. Cenni ha lamentato i danni subiti dalla comunità, ma nelle sue dichiarazioni al consiglio non ha concesso nulla di più: «Cosa dovevo fare oltre all'autotutela? In partenza erano persino spariti i documenti dagli uffici. Non posso sostituirmi alla Corte dei Conti o alla procura per giudicare le responsabilità».
Ora riprenderà la guerra legale, che si consumerà in mezza Europa.
Secondo giunta e maggioranza di centrodestra il giudice naturale deve essere quello italiano, il Tar - che nel primo round ha dato torto ad entrambi i litiganti - e il tribunale civile, ma Dexia facendosi vanto di una clausola nel contratto firmato ha trascinato il Comune alla Corte di Londra, dove la giurisprudenza è più amica delle corporation. Qui, le casse pratesi rischiano grosso.
Nella sola fase preliminare Dexia segnala costi per onorari di 4,5 milioni di euro, ai quali si aggiungono i 500 mila euro di spese di giudizio. E sappiamo bene che chi perde paga il conto.
La delibera è stata approvata con 19 voti favorevoli e 11 astenuti (Pd).
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