Sicurezza
La “cittadella del tessile” era un bluff
Dura nota del Ministero dello Sviluppo Economico sul progetto di Barontini: carte false, segnalazione alla Procura
PRATO. La “cittadella del tessile” pratese in Puglia era un bluff, e a scoprirlo sono stati i tecnici del ministro Corrado Passera, titolare del dicastero dello Sviluppo economico.
La pietra tombale sul progetto di Andrea Barontini, amministratore del lanificio Marcolana, di rilevare lo stabilimento ex Miroglio e i suoi 170 dipendenti a Ginosa (Taranto) è una nota ufficiale del Ministero nella quale senza tanti giri di parole si accusa l’investitore di aver fatto carte false per convincere lo Stato a sostenere un progetto che non stava in piedi. Ora, aggiunge il Ministero, di questa storia dovrà occuparsi la magistratura per capire se sono stati commessi reati.
Cala così il sipario su un progetto che aveva suscitato grandi speranze in Puglia e fatto discutere a Prato, dove l’Unione industriale già qualche mese fa si era detta preoccupata del fatto che alla base dell’espansione di Marcolana al sud ci fossero incentivi statale che rendevano Prato meno competitiva rispetto a Taranto.
Di cosa è dunque sospettato Andrea Barontini nella gestione dell’affare pugliese? «Di aver falsificato certi documenti che dovevano garantire l’impegno delle banche» sintetizza Giuseppe Massafra, sindacalista della Cgil di Ginosa che da nove mesi segue il complesso iter del salvataggio dell’ex gruppo Miroglio e che la scorsa settimana ha partecipato all’incontro decisivo nella sede del Ministero, a Roma.
Si parla di carte relative a una merchant bank con sede all’estero e di un altro documento che si riferisce, spiega ancora Massafra, «a una filiale inesistente di Banca Intesa».
Ma per quale motivo l’investitore pratese avrebbe dovuto fare carte false? Che cosa ci avrebbe guadagnato?
«Con precisione non possiamo saperlo - osserva Massafra - ma ci siamo fatti un’idea. Una volta firmato l’accordo quadro, l’investitore avrebbe ottenuto lo stabilimento, e poi forse pensava di trovare il sostegno delle banche. I dipendenti non gli sarebbero costati un euro, perché per altri due anni ci sarebbe stata la cassa integrazione».
Insomma, secondo il sindacalista pugliese, l’amministratore di Marcolana avrebbe cercato di giocare su due tavoli, nella speranza di ottenere le garanzie bancarie dopo aver firmato l’accordo per subentrare nella gestione della ex Miroglio di Ginosa.
Una strategia che non è stata accettata dai tecnici del Ministero, secondo i quali sono emerse «incongruenze nella documentazione presentata a sostegno del piano industriale» e il fascicolo «è stato dunque inoltrato alle competenti autorità giudiziarie per le verifiche e gli esami necessari».
E verosimile che le carte siano state girate alla Procura di Roma, visto che i documenti sono stati presentati all’incontro che si è tenuto nella capitale. Ma per gli eventuali sviluppi giudiziari della faccenda è ancora troppo presto.
«Per noi è stata una doccia gelata - commenta il sindacalista di Ginosa - Ancora pochi giorni fa il Ministero ci diceva che era tutto pronto per la stipula dell’accordo, e ora ci troviamo in questa situazione tragica. Penso ai tanti dipendenti che sono in cassa integrazione staordinaria. La cassa è già arrivata alla quarta proroga e scadrà il prossimo 30 giugno».
Meno di due settimane fa si era avuta notizia che Marcolana ha intenzione di chiedere il concordato preventivo per lo stabilimento pratese che a Galciana dava lavoro a 21 dipendenti.
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