Il Tirreno

Prato

Invito della console cinese «Seguite il modello Cna»

di Maria Lardara
Invito della console cinese «Seguite il modello Cna»

Ma l’iscrizione all’associazione di 50 imprenditori orientali lascia indifferente il presidente Marini: «La nostra porta è aperta. Di più non possiamo fare»

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PRATO. Cinquanta sono una goccia nel mare. Ma una goccia si propaga, genera un'onda. E l'onda della legalità e regolarizzazione delle imprese cinesi, quella cavalcata dalla Cna di Prato in partnership con l'associazione del Commercio italo-cinese, fa ben sperare la console cinese Zhou Yunqi. Al primo circolo di studio, organizzato da Cna e finanziato con i fondi della Provincia, il merito di voler sfornare un'imprenditoria più preparata su temi come sicurezza e legalità. Ma i 50 imprenditori "formati" hanno fatto di più. Hanno deciso di associarsi a Cna, ingrossando così le fila di iscritti all'associazione degli artigiani. L'Unione industriali, invece, è ferma ancora a quota un imprenditore iscritto, quello storico che è Xu Qiu Lin della Giupel. Con buona pace dell'ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che in tempi non sospetti aveva chiesto ai colleghi pratesi di associare almeno dieci imprenditori. «Il lavoro di Cna potrebbe fare da apripista a un modello d'integrazione tra imprese cinesi e italiane: la strada da tracciare è questa», sottolinea la console lanciando un messaggio in codice anche per l'Unione industriali. Ovvero, formazione e informazione favorendo la conoscenza delle regole italiane agli imprenditori cinesi a digiuno di leggi. Intanto l'ingresso di 50 soci nel bacino d'iscritti di Cna, dopo una parentesi formativa durata due mesi, costituisce sicuramente un precedente. Anche perché la console ammette «un certo scetticismo delle imprese cinesi verso il mondo dell'associazionismo italiano a causa degli ostacoli linguistici». «Ma dopo l'esperienza costruttiva del circolo di studio di Cna, spero che sempre più imprenditori cinesi entrino a far parte delle associazioni italiane: un invito che rivolgo soprattutto ai più giovani», è l'auspicio dell'autorità diplomatica di Pechino. A prendere la palla al balzo è anche il presidente di Confartigianato Prato Luca Giusti che, nel condividere il pensiero della console cinese, estrae dal cassetto dell'associazione di viale Montegrappa un progetto in attesa di finanziamento. «Circa dieci mesi lo presentammo sia all'assessore comunale Aldo Milone che al rappresentante della Regione a Prato Vinicio Biagi: l'idea sarebbe quella di fare da tutoraggio alle imprese cinesi, intercettandole attraverso i canali istituzionali del consolato e per il tramite delle associazioni orientali. Un percorso più pratico rispetto all'apprendimento in aula delle normative per favorire l'emersione dall'illegalità. Si tratta di un progetto complesso e strutturato, con l'analisi caso per caso delle aziende e stabilendo tempi precisi per la loro messa in regola». Intanto l'invito di Lady Zhou Yunqi ai suoi connazionali a entrare nelle associazioni italiane non smuove di un millimetro il presidente uscente della Confindustria pratese, Riccardo Marini, raggiunto mentre ieri mattina era in viaggio di lavoro verso Shenzen (con una delegazione di altre 12 aziende pratesi in Cina sotto l'egida di Pratotrade). A fare affari con i cinesi dell'Impero Celeste, mentre con quelli di Prato la battaglia sembra persa. «Quella della console è la scoperta dell'acqua calda. Noi abbiamo tradotto il sito in cinese, che dobbiamo fare? Non certo tocca a noi andare a cercare gli imprenditori cinesi. L'ho sempre detto che la porta dell'associazione è aperta».

Intanto sono circa un centinaio i commercianti dagli occhi a mandorla iscritti a Confesercenti. Per il direttore Aldo Lorenzi, «formare le imprese cinesi è la strada giusta, nella direzione auspicata dalla console».

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