Attenzione
Una banca per Prato con 8 milioni di capitale
Ieri presentato il progetto al Terminale. Sette i promotori: tre commercialisti, due imprenditori, un libero professionista, un impiegato. Settanta in sala
PRATO. Un imprenditore, tre commercialisti, un libro professionista, un dirigente d’industria e un impiegato. Sono i sette, tutti di Prato, della futura Bpdp, la Banca Popolare di Prato. Progetto ambizioso: fondare una nuova banca «strettamente legata al territorio, che abbia come obiettivo la raccolta tra le famiglie, aiutare piccole e medie imprese nello start up, i giovani, i commercianti». A spiegare il progetto - presentato ieri nella sala proiezioni del Terminale (con spot girato dalla scuola di cinema Anna Magnani), una settantina di persone in sala - il vice presidente del comitato, costituito il 30 dicembre dell’anno scorso, Gianfranco Ghilardi, bocconiano, docente nei master di Confindustria, commercialista. Del gruppo dei sette è il più anziano: 44 anni. Gli altri soci fondatori della Banca popolare di Prato sono tutti più giovani: Francesco Garbin Guarducci, presidente, imprenditore nel settore delle tecnologie, l’uomo che ha avuto l’idea, Alessio Pacini, vicepresidente, libero professionista, Francesca Calamai , tesoriere, commercialista, e i tre consiglieri, Leonardo Lastrucci, dirigente d’industria, Paolo Santoni, commercialista e Marco Lamoli, impiegato.
Il progetto industriale è pronto: «Ma ancora non ne possiamo parlare - spiega Ghilardi - per evitare qualsiasi problema». Perché la strada per condurre in porto la Bpdp è ancora lungo: qualche mese per presentare la relazione in Consob, già a buon punto, far partire al raccolta: «Nostra intenzione - continua Ghilardi - è riuscire a partire con un capitale di almeno 8 milioni» e poi chiedere l’autorizzazione alla banca d’Italia. Due anni, come minimo, se tutto andrà per il verso giusto.
Chi sono i sette della futura Bpdp? Professionisti con un’idea. Tutto qui. E la volontà di raccogliere l’appello lanciato qualche tempo fa dal presidente della Provincia Lamberto Gestri che per primo affermò con forza la necessità di Prato di riconquistare una banca che si occupasse esclusivamente di sostenere l’economia del distretto. «Di burattinai che muovano i fili sopra le nostre teste non ce ne sono» garantisce il vice presidente del comitato promotore.
Se il riserbo è strettissimo ancora, sul progetto industriale, sul valore delle azioni, sulle quote della raccolta (nelle banche popolari ogni socio non può superare lo 0,5% del capitale sociale), quale tipo di banca sarà la Popolare di Prato è, invece, già piuttosto chiaro: «Bassi costi di gestione con uno zoccolo duro di dipendenti pagato sulla base del contratto nazionale, liberi professionisti e stipendi dei dirigenti molto contenuti. Una banca leggere - spiega Ghilardi - molto tecnologica, con una sede (ancora da trovare ndr) dignitosa ma certo non faraonica e un rapporto diretto tra personale della banca e cliente».
Come è stato accolto il progetto della nuova banca di Prato? Con qualche aspettativa, un pizzico di curiosità e la volontà di stare alla finestra. Nella sala del terminale pochi imprenditori, molti professionisti, gente comune, le istituzioni( per la Provincia il presidente Gestri, per il Comune l’assessore Adriano Ballerini) e tanti esponenti politici, tutti arrivati su invito: Giovanni Bambagioni e Francesco Querci (Udc), Salvo Ardita (Idv), Nicola Oliva (Pd ), Virgilio Chiani , poi Chiara Toccafondi e Marco Ciani. Il commento più diffuso: «Un istituto di credito tutto pratese servirebbe ma la fase economica è davvero difficile». La questione, tra le altre, è chi metterà gli 8 milioni necessari per partire. «Di investitori importati nell’hinterland pratese disponibili alla sfida - conclude Ghilardi - ne abbiamo. Servirà la fiducia anche dei piccoli risparmiatori».
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