Sicurezza
Condannata la casalinga con l’hobby dell’usura
Quattro anni a Biagina Biancucci, patteggia l’ex marito, assolti il fratello e il nipote, ma ora è indagato anche il loro accusatore, un mediatore creditizio
PRATO. La casalinga con l’hobby dell’usura è stata condannata a quattro anni di reclusione. E’ l’esito del processo che si è concluso lunedì sera nei confronti di Biagina Biancucci, dell’ex marito Gherardo Inverga e di altri cinque imputati: Aniello Cozzolino, Salvatore Anania, Vincenzo Gravina, Giovanni e Pasquale Biancucci. L’ottavo imputato, Luciano Bartolozzi, già candidato in quota Dc per il Pdl alle amministrative del 2009, aveva già definito la sua posizione con una condanna a due anni e quattro mesi col rito abbreviato.
Su questo eterogeo gruppo di presunti usurai, difesi da Antonino Denaro, Marco Barone, Francesco Mandarano, Federico Febbo e Rodolfo Piccardi) aveva iniziato a indagare nel marzo del 2009 la guardia di finanza, dopo aver raccolto la denuncia di un mediatore creditizio, Federico Bigagli, che sosteneva di aver ricevuto prestiti per circa 80.000 nei due anni precedenti e di non riuscire a rendere indietro il denaro per gli interessi praticati (fino al 500%) da chi quei soldi gli aveva prestato.
In realtà lo stesso Bigagli è ora indagato in un procedimento connesso e dovrà giustificare certe operazioni che non sono apparse chiare agli inquirenti.
La trappola nei confronti dei suoi finanziatori scattò alla fine di marzo di tre anni fa, quando il mediatore, pressato dai presunti usurai, fissò un appuntamento al bar Doris di viale Galilei, portando 500 euro per dimostrare la sua buona volontà. All’appuntamento però si presentarono anche i finanzieri, che arrestarono Biagina Biancucci, Vincenzo Gravina e Salvatore Anania. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la Biancucci, già dipendente delle mense scolastiche e poi casalinga, aveva chiesto agli altri due di aiutarla a recuperare il denaro prestato a strozzo.
La sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza continuò a indagare e tre mesi dopo scattarono altri arresti: l’ex marito della Biancucci, Gherardo Inverga, il fratello e il nipote della donna, Pasquale e Giovanni Biancucci, Aniello Cozzolino, originario di Torre del Greco come la famiglia Biancucci, e Luciano Bartolozzi, 67 anni, originario di Certaldo e residente a Barberino del Mugello, dove appena sette giorni prima si era candidato alle elezioni amministrative per la Dc.
Il Tribunale di Prato ha accolto solo in parte le richieste del pubblico ministero Eligio Paolini.
Biagina Biancucci è stata dunque condannata a quattro anni di reclusione per usura ed estorsione, mentre Aniello Cozzolino è stato condannato a tre anni e sei mesi. L’accusa di estorsione nei confronti di Salvatore Anania e Vincenzo Gravina è stata invece riqualificata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con condanna a tre anni e due mesi per Anania e un anno per Gravina.
Quanto all’ex marito di Biagina Biancucci, Gherardo Inverga, il pubblico ministero si era opposto al patteggiamento chiesto dal difensore Marco Barone, ma i giudici lo hanno ammesso e lo hanno condannato a un anno e 9 mesi, pena sospesa. Completamente assolti Pasquale e Giovanni Biancucci, la Biancucci dall’accusa di rapina e l’ex marito dagli altri reati che gli contestavano.
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