Il Tirreno

Prato

«Via con le grandi opere per dare lavoro ai pratesi»

di Cristina Orsini
«Via con le grandi opere per dare lavoro ai pratesi»

Il deputato Pdl Mazzoni: «Viadotto al Soccorso, Esselunga-Pratilia e nuovo stadio questo il triangolo operativo sul fronte delle opere di fine legislatura»

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PRATO. «L’imperativo categorico è portare avanti i dossier per dare riposte e soprattutto opportunità di lavoro ai pratesi». Riccardo Mazzoni, deputato e coordinatore Pdl, ha una priorità: andare a dama con le grandi opere della giunta Cenni.

È sulla stessa lunghezza d’onda dei sindacati che hanno chiesto la realizzazione del viadotto al Soccorso senza ripensamenti.

«La politica non si può permettere di far cadere nel vuoto l’appello dei sindacati. C'è una situazione tale per cui il lavoro si crea solo con le infrastrutture e siccome a Prato sono state pianificate, è nostro dovere portale a compimento prima possibile».

Prima delle elezioni?

«Non per tagliare i nastri come sostiene la sinistra, ma per creare lavoro».

Oltre il Soccorso che c’è in agenda?

«Esselunga-Pratilia e c'è il nuovo stadio. Questo è il triangolo operativo di fine legislatura. Per il Soccorso siamo all’iter finale, ora bisogna impegnarsi per accelerare il più possibile il passaggio della pratica dai tre ministeri: Cultura, Infrastrutture e Ambiente per arrivare rapidamente al Cipe».

I soldi il governo li ha?

«I soldi sono pochi. Ma il mistero Passera ha annunciato che le infrastrutture faranno parte del provvedimento per la crescita. Sono convinto quindi che se faremo presto e bene il governo ci darà il finanziamento. A questo proposito ho invitato il sottosegretario Guido Improta a Prato sia per una visita all’Interporto sia per rendersi conto di persona che sciogliere il nodo del Soccorso è un’opera strategica davvero. E comunque se il contributo del governo non dovesse arrivare in tempo l’intenzione è di utilizzare i soldi della gara Consiag».

Gli altri progetti a che punto sono?

«Per Pratilia si stanno ultimando le procedure preliminari per poi avviare concretamente alla demolizione e la ricostruzione. Su questo sono molto ottimista perché c'è una convergenza di interessi sia del Comune sia di Esselunga ad avviare l’opera prima del termine della legislatura . Ogni riferimento tra Capriotti e la sinistra è puramente voluto. In un momento in cui Prato cerca faticosamente di rilanciare il tessile e trovare qualche forma di riconversione produttiva, l’ossigeno per superare l'emergenza può arrivare solo dalle grandi opere tra le quali metto anche il nuovo stadio».

Che si farà, secondo lei?

«Intanto c’è una scadenza temporale tassativa: dicembre 2013 quando scadranno tutte le convenzioni. E sarà molto difficile rinnovarle se non ci sarà in via di ultimazione il nuovo impianto. Quindi, visto che ci sono gruppi privati interessati a investire su Prato, io dico che bisogna cogliere l’occasione al volo. Tra l’altro il piano strutturale lascia libertà sconfinate di scelte perché si può costruire da Casale a Galcetello. Sono per fare un impianto nuovo, di modernissima concezione e perplesso su chi invece parla di rifare daccapo il Lungobisenzio. Anche perché lo stadio nuovo ci darà l’opportunità di riconvertire le aree su via Firenze: lo scalo merci, l’area dei magazzini generali oltre l’area comunale. Ci si possono fare alberghi, verde pubblico, ovviamente con progetti accurati. Così come mi sembra bellissima l'idea suggerita dall’assessore Gianni Cenni di creare lì l’outlet dei prodotti pratesi: c’è lo scalo merci, ci sono i binari vicini, è semplice una derivazione per far arrivare la gente. L’unica cosa che non possiamo permetterci è l’immobilismo perché una vetrina, se pur bella, per un rilancio complessivo della città non può bastare».

Cosa serve?

«L’ha detto il ministro dello Sviluppo: bisogna attrarre investimenti dall'estero. Io credo che dovremmo attrarre a Prato investimenti positivi cinesi e non tenerci solo le negatività. Riuscire a fare un interscambio tra prodotti pratesi in Cina e investimenti cinesi a Prato sarebbe un giusto corrispettivo all'ospitalità che stiamo dando».

Perché porta Improta a Interporto?

«Perché Interporto è uno dei volani di sviluppo non solo di Prato ma della Toscana che va finanziato, valorizzato e ampliato. C'è un progetto che potrebbe portare 8 milioni con la vendita di due terreni dentro l’area per la costruzione di due capannoni. Il 20% degli introiti del Comune andrebbe per la valorizzazione dell’ area archeologica che è uno dei fiori all'occhiello della campagna elettorale del sindaco. Alcuni spedizionieri voglio investire qui: sarebbe un delitto non dare loro la possibilità».

A che punto è la gara Consiag?

«È in dirittura d’arrivo. La riflessione riguarda il futuro».

Cosa accadrà?

«Stiamo facendo una riflessione con il sindaco. Ma c'è un punto d’approdo obbligato: che è la dismissione di tutte le partecipate che conviene dismettere come stanno facendo Fassino a Torino e Alemanno a Roma. Una delle ipotesi è il riacquisto di azioni proprie da parte di Consiag. Non voglio però mettere il carro davanti ai buoi».

Di nomine si sta parlando?

«In una situazione del genere la partita delle nomine è l’ultimo dei problemi».

Ultima questione: il Pdl e la polemica sui 99 Posse col sindaco.

«Detto tutto il peggio possibile sui 99 Posse, sui loro disvalori e loro musicaccia, aver portato in consiglio comunale una polemica del genere per la maggioranza è stato un atto autolesionistico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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