Il Tirreno

Prato

«Sembravano felici, poi la tragedia»

di Paolo Nencioni
«Sembravano felici, poi la tragedia»

Il borgo di Carraia sotto choc per il geometra che ha sparato alla convivente, ha ferito la figlia e poi ha tentato il suicidio

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CALENZANO. Qualcuno ha sentito i colpi di pistola e ha pensato a un cacciatore di frodo, altri hanno pensato a un malore, altri ancora hanno visto i lampeggianti dell’ambulanza e dei carabinieri salire la ripida stradina che porta alla villa ma non gli hanno dato troppo peso.

E così solo ieri mattina il borgo di Carraia, tra la Barberinese e la Calvana, ha scoperto la tragedia che si era consumata nella notte nella villa dove da circa dieci anni vivono il geometra Mario Bartoli, la compagna Gianna Toni e le tre figlie di 6, 16 e 20 anni.

Adesso Gianna non c’è più, uccisa con un colpo in testa dalla calibro 9 dell’uomo col quale aveva condivisio gli ultimi 20 anni di vita. A piangerla rimangono le figlie, mentre Mario, se sopravviverà al colpo che si è sparato in testa, come credono i medici dell’ospedale di Careggi che l’hanno operato, troverà al varco i giudici e un processo per omicidio volontario. Non fa una grande differenza: è una vita finita.

«I colpi li ho sentiti - racconta Monica Castro, consigliere comunale del Pdl e vicina di casa della coppia - Quattro o cinque, non ricordo bene, poi altri due. Lì per lì ho pensato a un cacciatore. Solo stamattina ha saputo che cosa era successo. Una cosa incredibile. E dire che meno di un mese fa erano stati insieme a Londra, lei mi sembrava contenta...».

Poi qualcosa si è rotto, o forse si era rotto anche prima e quel viaggio doveva servire a riannodare i fili di una relazione che si stava slegando. Di fatto, confermano gli inquirenti, Mario Bartoli viveva da qualche giorno in una dependance staccata dall’abitazione principale.

Originario di Bucine (Arezzo), geometra titolare di uno studio ben avviato in via del Lavoro a Calenzano dove ogni tanto Gianna gli dava una mano, lo descrivono come un tipo molto riservato, un po’ burbero, con la passione per le armi. Cacciatore, ma non solo, visto che aveva in casa, regolarmente detenuta, la calibro 9 con la quale ha sparato alla compagna.

«Qualche litigio l’ho sentito - racconta il dottor Franco Ligi, che vive in una porzione della colonica ristrutturata - Ma gli spari di questa notte no, quelli non li ho sentito. Solo un po’ di movimento, il pianto di un bambino, pensavo che qualcuno si fosse sentito male. Solo stamattina ho scoperto quello che era successo».

Lo ha scoperto a cose fatte anche Angiolino Barni, che per qualche anno ha curato il giardino e gli ulivi della coppia. Apre la porta della sua abitazione accanto alla Barberinese e stenta a credere a quello che gli raccontano i cronisti.

«Sembrava una famiglia nomale, senza problemi, e invece...».

E invece il probabile naufragio della convivenza ha armato la mano al geometra, che non si è fatto scrupoli di sparare alla presenza di almeno una delle figlie. La ragazza, 16 anni, ha una ferita superficiale e guarirà in una decina di giorni. Dicono i carabinieri che potrebbe essere stata colpita di rimbalzo.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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