Sicurezza
Modalab, è qui il futuro delle aziende
Il progetto di “Prato Futura” e di Beste, presentato agli stilisti italiani. Rivetti: «Io ci sto, ma fate in più fretta possibile»
PRATO. «Cosa ne pensate di una scuola di moda per formare figure tecniche altamente specializzate?». È la domanda che Daniela Toccafondi, direttrice di Pratofutura, ha rivolto allo stilista Sergio Zambon (per anni creativo di Fendi), al product manager di Trussardi Riccardo Bullio e all'imprenditore Carlo Rivetti nonché stilista di Stone Island e docente del politecnico di Milano. Tre nomi di spicco che operano nei diversi comparti del fashion system con ruoli a contatto diretto con il mondo della produzione.
Proprio con loro, mercoledì sera, nelle stanze del Conservatorio di San Niccolò, si è aperto un confronto sui benefici che potrebbe portare alla filiera la realizzazione del progetto Modalab: un istituto per la formazione post-diploma di figure professionali destinate a ricoprire ruoli tecnici di eccellenza con funzioni di responsabile di prodotto, prototipista, modellista e responsabile di produzione per le aziende di abbigliamento. Si tratta di una proposta che l'associazione Pratofutura ha condiviso da un'idea dell'azienda tessile Beste con l'intento di presentarlo a tutta la città e attivare risorse e sinergie.
«La scuola di Modalab nasce dalla convinzione che Prato debba ripartire con un ruolo da protagonista - ha detto la presidente Fabia Romagnoli - Credo che si debba recuperare la capacità di far convergere gli interessi della città su progetti condivisi, altrimenti si rischia soltanto di disperdere le risorse».
Il progetto si pone l'obiettivo di colmare attraverso un percorso scolastico di tre anni un vuoto da tempo rilevato nel campo della moda e rappresentato da quelle di figure tecniche, ormai in via di estinzione: oggi di giovani che sanno fare questo lavoro, indispensabile per le aziende che vogliono produrre abbigliamento, ce ne sono pochissimi; da qui l'ambizione di restituire appeal a queste carriere. In che modo? «Cercando di superare lo scollamento tra mondo del sapere e quello del lavoro attraverso una formazione effettuata da un corpo docente qualificato e la capacità, da parte della scuola, di intraprendere allo stesso tempo rapporti con le imprese fino a fare loro da sponda tecnica per la realizzazione di campionari», spiega Federico Pagliai con Giovanni Santi di Beste. «Dunque - aggiunge Santi - se da una parte la struttura avrà il compito di formare competenze, dall'altra dovrà avere la capacità di fatturare e generare utili».
Le lezioni si articoleranno in 40 ore settimanali per 10 mesi: dopo un primo anno propedeutico comune a tutti, dal secondo lo studente dovrà scegliere la specializzazione fra le 4 possibilità (responsabile di prodotto, prototipista, modellista e responsabile di produzione);al terzo anno, gli studenti inizieranno interfacciarsi con le imprese. Quanto alle materie d'insegnamento, molto spazio sarà riservato all'inglese e al laboratorio.
A dimostrare l'interesse suscitato nel mondo politico istituzionale e in quello industriale, è bastata la numerosa presenza di imprenditori, tra i quali Alberto Pecci (Pecci filati), Giampiero Livi (Binicocchi by Ecafil) e Sandro Ciardi; e di rappresentanti delle istituzioni locali come il presidente della Provincia Lamberto Gestri, il sindaco di Cantagallo Ilaria Bugetti, il presidente della Camera di commercio Carlo Longo e il vescovo Gastone Simoni; Comune assente.
L'iniziativa ha riscosso successo anche da parte degli ospiti interpellati e la prima adesione, quella dell'azienda di Rivetti: «Io ci sto - ha detto - ma fate più in fretta che potete, altrimenti corriamo il rischio di perdere le figure in grado di insegnare e trasferire questi saperi. Non pensate che una scuola del genere serva solo a Prato, se nascerà, sarà utile per tutto il paese». Per Zambon si tratta di un progetto che segna il passo, in quanto «consente di passare da un'idea spontanea di mestiere a una forma che sfrutta i saperi che abbiamo ereditato con la pretesa di tecnicizzarli».
«Come stilista, sto cercando da mesi due figure tecniche per ruoli di junior, ma è difficilissimo trovarle - ammette - .Se ci fosse stata una struttura simile con cui confrontarsi sarebbe stata molto utile». «Ben venga una scuola che abbia l'obiettivo di portare avanti una tradizione - aggiunge Bullio - purché sia anche una scuola di vita».
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