Il Tirreno

Prato

Lorenzo e Flaminia, gli ultimi chimici

di Alessandra Agrati
Lorenzo e Flaminia, gli ultimi chimici

A giugno, chiude dopo 127 anni l’indirizzo che ha reso famoso nel mondo l’istituto “Buzzi”: non ci sono più iscritti

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PRATO. Dopo 127 anni chiude la specializzazione di chimica tintoria all'istituto “Tullio Buzzi”. A mettere la parola fine, il drastico calo di iscrizioni che si è registrato a partire dall' anno scolastico 2009/10, quando nessuno allievo del biennio si è iscritto al corso.

Di fatto gli otto chimici tintori che si diplomeranno a giugno sono gli ultimi tecnici non solo pratesi, ma italiani. In assoluto l'ultimo diplomato (ripetere l'anno è impossibile, bisognerebbe cambiare specializzazione con evidenti problemi di formazione) sarà Lorenzo Vestri, un veterano del Buzzi con il pallino, si fa per dire, della chimica.

«Mi sono iscritto all'istituto “Buzzi” - spiega - con l'intenzione di fare meccanica. Poi ho avuto qualche incidente di percorso durante il biennio, nel frattempo i miei ex compagni di classe frequentavano chimica tintoria, il loro entusiasmo mi ha contagiato. Così mi sono iscritto anch'io a questa specializzazione. Oggi sono convito di aver fatto la scelta giusta».

Ottenuta la maturità, Lorenzo è quasi deciso a trovarsi un lavoro, anche se è tentato di iscriversi a ingegneria.

«Potrei anche provare la strada d'ingegneria meccanica - svela - unendo alla chimica una vecchia passione, ma ci devo pensare bene prima di prendere una decisione».

Comunque sia, la specializzazione di chimica tintoria apre le porte a tante possibilità (alcuni medici hanno frequentato questa specializzazione, come del resto qualche commercialista), tra cui la facoltà di lingue orientali.

Flaminia Sassone, l'ultima donna ad ottenere la specializzazione in chimica tintoria, si iscriverà proprio alla facoltà di lingue.

«A prima vista sembra una scelta lontanissima rispetto a quella fatta al “Buzzi” - spiega Flaminia - ma in realtà non è così: i chimici tintori sono richiesti moltissimo anche in Cina e Giappone, quindi conoscendo le lingue unirei una specializzazione tecnica con una più umanista».

Eppure la ricerca del lavoro non è mai stata una priorità per Flaminia.

«Al momento di iscrivermi al triennio - spiega - ho scelto in base alle mie attitudini e a quello che mi piaceva, sono convinta che la crisi riguardi tutti i settori, meglio quindi orientarsi su qualcosa di piacevole. Ero indecisa fra tessile e chimica tintoria, poi guardando i programmi ho visto che la specializzazione in chimica era più completa, avrei avuto comunque un'infarinatura di tessile senza dover disegnare».

Lorenzo e Flaminia, che lo scorso anno ha vinto una borsa di studio per meriti scolastici, sono rimasti affascinati anche dai laboratori che l'istituto mette a disposizione.

«Quando abbiamo visitato la scuola per la prima volta - spiegano - siamo rimasti particolarmente colpiti dall' attrezzatura in dotazione. Ci siamo convinti ad iscriverci anche perché avremmo avuto la possibilità di sperimentare sul campo quello che per altri è solo teoria».

La fine della specializzazione è invece un lutto per gli ex allievi del Buzzi, in primis per il presidente Guido Biancalani che proprio quest'anno festeggia cinquant'anni dal suo diploma di maturità.

«È un brutto segnale la mancanza di tecnici, soprattutto in un momento di crisi come l'attuale - osserva - dove bisognerebbe valorizzare queste figure. La fine della specializzazione è una pietra tombale nella storia del “Buzzi”.

Eppure l'istituto nacque nel 1885 come Regia scuola per le Industrie tessili e tintorie proprio per formare tecnici di chimica tintoria su richiesta di un gruppo di industriali con l'appoggio del Comune di Prato, in seguito si aggiunse la specializzazione tessile, del resto lo stesso Tullio Buzzi era un chimico. La formazione tecnica impartita ai ragazzi era riconosciuta in tutta Italia, molti diplomati andavano a lavorare nel nord, tanto che l'associazione ex allievi del “Buzzi” è nata a Milano nel 1910.

L'emorragia di richieste da parte degli studenti probabilmente è dovuta alla mancanza di appeal di tutto ciò che ruota intorno al mondo del tessile; aumentano le iscrizioni a meccanica, soprattutto nell' indirizzo di energie rinnovabili (31 preiscrizioni per il prossimo anno), stabili elettronica ed informatica in calo chimica industriale e tessile.

La crisi del distretto certo non aiuta (i tessili in quinta sono appena dieci), ma è anche vero che la professione del chimico tintore mantiene un certo fascino; trovare la giusta colorazione per ogni fibra in un ambiente che oggi non ha più niente a che fare con le tintorie degli anni ’70, malsane e puzzolenti.

«A partire dagli anni '80 - spiega Biancalani - gli ambienti di lavoro e gli strumenti a disposizione sono cambiati, c'è stata una grande evoluzione grazie anche ai progressi dell'informatica, valido supporto per ogni chimico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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