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Il sogno di Beccaglia sulla strada dell’integrazione

Il sogno di Beccaglia sulla strada dell’integrazione

PRATO. La fabbrica dove si produce, una casa per vivere serenamente con la propria famiglia, ma anche una mensa per la pausa pranzo e l'asilo dove lasciare i figli quando si è a lavoro. Fin qui...

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PRATO. La fabbrica dove si produce, una casa per vivere serenamente con la propria famiglia, ma anche una mensa per la pausa pranzo e l'asilo dove lasciare i figli quando si è a lavoro.

Fin qui niente di nuovo, se non fosse per il fatto che gli edifici elencati fanno tutti parte della stessa struttura. Così Valdemaro Beccaglia, imprenditore e presidente defunto del Museo “Luigi Pecci”, immaginava che si potesse realizzare l'integrazione economica tra aziende cinesi e pratesi nel distretto. Cuore del progetto, a cui teneva così tanto da condividerlo con poche persone tra le quali, poco prima di andarsene per sempre, nel gennaio scorso, aveva scelto di affidarlo proprio al presidente della Provincia Lamberto Gestri affinché potesse dargli le gambe.

Anche quest'operazione ha l'obiettivo di rilanciare Prato e di restituire alla città il suo ruolo di leader nel campo manifatturiero, in Italia e nel mondo, sfruttando anzitutto il patrimonio industriale dismesso con i suoi enormi capannoni vuoti.

Un progetto così ambizioso non poteva prescindere dalla questione cinese, che l'imprenditore, nella sua idea iniziale, ha cercato di risolvere fornendo una soluzione per favorire l'integrazione economica. Nello specifico, il progetto da lui descritto e rimasto finora nel cassetto, parla della realizzazione di un'unità produttiva pilota, con sede in Valbisenzio all'ex lanificio Romei e gestita in forma cooperativa, che si propone di "ricreare l'integrazione tra le funzioni lavorative e le fondamentali necessità di un lavoratore (mangiare, dormire accudire la famiglia ndr) come avveniva in passato e come oggi la comunità cinese in parte ripropone senza controllo".

Dunque, una struttura capace di venire incontro alle esigenze dei lavoratori con all'interno la mensa, l'asilo, gli alloggi per i dipendenti, i laboratori di ricerca e anche quelli dove si creano i capi d'abbigliamento, andando così a chiudere la filiera tessile.

A completamento del progetto per Prato, si prevede l'affiancamento di nuove unità produttive simili a quella pilota e dislocate in altri punti della città.

(b.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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