Finanza
Cinese massacrato, processo da rifare
Cinque orientali già condannati per tentato omicidio, ma il connazionale nel frattempo è morto
PRATO. Quel processo è da rifare. Quegli imputati, già condannati per tentato omicidio, vanno nuovamente giudicati, perché la vittima dell’aggressione nel frattempo è morta. E’ per questo che il sostituto procuratore Benedetta Foti chiederà il rinvio a giudizio di cinque cinesi, ritenuti responsabili della morte di Wu Weizhou, un orientale che a Ferragosto del 2004 aveva 28 anni, quandofu ridotto in fin di vita a colpi di pietra davanti alla sala Bingo di via Strozzi.
Ci sono già stati tre processi per quel gravissimo fatto di sangue e cinque condanne, per i due presunti mandanti e i tre presunti esecutori del pestaggio. Fu una spedizione punitiva partita da Napoli, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo uno sgarro che lo stesso Wu avrebbe fatto pochi giorni prima a un altro cinese legato a personaggi di spicco della criminalità orientale.
Ma nell’ottobre del 2007, tre anni dopo il pestaggio, senza che nessuno fosse mai andato a fargli visita all’ospedale dove è sempre stato in coma, Wu Weizhou è morto. E la macchina della giustizia si è rimessa in moto. Ieri era fissata un’udienza davavanti al giudice dell’udienza preliminare Angela Fantechi per esaminare la posizione dei cinque cinesi già condannati, e difesi da Alberto Rocca, Tommaso Magni e Antonino Denaro. L’udienza però è stata rinviata per un difetto di notifica e se ne riparlerà il 17 gennaio.
La Procura sosterrà che va fatto un nuovo processo, le difese si opporranno in base al principio del “ne bis in idem”, cioè che nessuno può essere processato due volte per lo stesso fatto. Ma l’accusa sostiene che anche il fatto è diverso. Il giovane cinese è morto. Qualcuno deve essere processato per omicidio e non per tentato omicidio.
Questa seconda accusa è stata contestata a Cai Haibo e Li Zhan, presunti mandanti, oltre che a Chen Donghe, Yang Guodong e Su Shauyu, i presunti esecutori.
Diverse le pene irrogate nei vari gradi di giudizio: otto anni ai due mandanti, quattro anni e otto mesi a due degli esecutori, dieci anni al terzo, quello indicato come colui che colpì più volte alla testa con una pietra Wu Weizhou. Meno di 36 anni in cinque: troppo poco per la vita di un giovane il cui futuro è stato spento per sempre in una calda sera d’estate. A decidere se è davvero troppo poco sarà il giudice, tra poco più di un mese. (p.n.)
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