Il Tirreno

Prato

Una telecamera per 4 incendi

L’occhio elettronico ha ripreso misteriosi roghi al ristorante La Lisca

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PRATO. C’è un occhio elettronico, accanto al ristorante La Lisca di via Bovio, che potrebbe dare una risposta alla domanda che molti si sono posti in questi giorni, e cioè chi per quattro volte in meno di due mesi ha provato a dar fuoco al ristorante, restando finora impunito.

La telecamera è montata a circa tre metri di altezza in un angolo del piazzale interno che dà su via del Romito, proprio accanto alla veranda esterna che è stata incenerita dal primo dei quattro incendi, la sera dello scorso 14 febbraio.

Lì accanto c’è un cartello che avverte che la zona è videosorvegliata, ma gli incendiari o non l’hanno vista, o non se ne sono preoccupati, sapendo di non essere riconoscibili. In fondo basta un cappuccio, insieme all’oscurità, per rendere molto difficile, se non impossibile, il riconoscimento di una persona.

La telecamera, insomma, c’è ma non è dato sapere se sia in funzione ed eventualmente che cosa abbia ripreso nelle notti del 14 e 25 febbraio, e poi ancora il 3 marzo e all’alba di domenica.

Gli inquirenti sul punto continuano a mantenere il più stretto riserbo. E i proprietari del locale, ufficialmente, non hanno aggiunto niente alla prima versione data alla polizia, e cioè che nessuno li ha minacciati e che nessuno ha motivi di rivalsa nei loro confronti.

Il pallino dunque è tutto in mano alla squadra mobile, che da quasi due mesi indaga sull’incredibile serie di incendi che hanno danneggiato e costretto alla chiusura il ristorante La Lisca.

Non è detto che quello della domenica di Pasqua sia l’ultimo. Chi ha dato fuoco per quattro volte può farlo una quinta o una sesta, se non verrà fermato in tempo.

Si ritiene che dietro agli incendi non ci sia un tentativo di estorsione e nemmeno un piromane. I motivi potrebbero essere molto più banali, ma la preoccupazione resta.

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