Il dolore
Lavoro: accesso più difficile per i giovani
Crespini (Confartigianato): «La riforma mette in crisi l’apprendistato e penalizza le imprese che vogliono assumere»
PRATO. Una maggiore flessibilità rispetto alle procedure d'ingresso e di uscita dal mondo del lavoro fino ai 30 anni. La controproposta arriva dal mondo della piccola impresa in risposta alla riforma del lavoro che si appresta a essere discussa in parlamento.
A farsi portavoce di questa richiesta è stato Stefano Crestini, dirigente di Confartigianato Prato e imprenditore edile che ha espresso forte preoccupazione per il futuro dei giovani anche alla luce dei provvedimenti contenuti nella riforma del lavoro.
«Da una parte, con l'allungamento dell'età pensionabile si dà un duro colpo al turnover occupazionale - afferma - dall'altra, se non si fa niente nemmeno per agevolare l'ingresso nel mercato del lavoro dei giovani incentivando le imprese ad investire in risorse umane, si rischia di mettere in pericolo il rilancio delle piccole imprese».
In particolare si contesta la totale mancanza di incoraggiamento all'utilizzo del contratto d'apprendistato. In base a quanto riferito dall'associazione di categoria, il contratto d'apprendistato è quello che attualmente risente di più della crisi: se finora era sottoutilizzato, in quanto considerato dalla maggior par parte dei piccoli imprenditori poco flessibile e sin troppo vincolante, lo sarà ancor di più in futuro se passerà la riforma che introduce con l'estensione dell'Aspi (nuova assicurazione sociale per l'impiego che sostituisce l'indennità di disoccupazione mobilità) anche all'apprendistato, nuovi costi aggiuntivi per chi decide di applicare questa forma contrattuale. «C'è bisogno di maggiore flessibilità affinché le imprese possano aprire le porte alle giovani generazioni - continua Crestini - soprattutto nel comparto artigiano, dove per riuscire a trasferire il mestiere è importante che si abbia la possibilità di valutare il lavoratore che si ha di fronte e di rescindere il contratto di lavoro al termine dell'apprendistato, senza obblighi da entrambe le parti, dando in questo modo anche ai giovani la possibilità di capire se quello è davvero il lavoro che vogliono fare».
A risultare controproducente rispetto alla necessità di sostenere lo sviluppo si è aggiunta anche una serie di misure che estendono gli obblighi legislativi delle imprese sopra i 15 dipendenti a quelle di dimensioni più piccole. Nello specifico, tra le novità introdotte dalla riforma approvata dal governo Monti, compare l'aumento dell'aliquota contributiva all'1,4% a carico dei contratti a termine. «Aumentare il costo del lavoro significa tagliare le gambe al futuro delle piccole imprese che costituiscono il 95 per cento del tessuto economico del nostro territorio - conclude l'imprenditore - In questo modo anziché incentivarle ad assumere personale non si fa altro che penalizzarle».
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