Finanza
Addio alla poltrona in affitto
Le nuove norme preoccupano la categoria degli acconciatori
PRATO. La poltrona in affitto dal parrucchiere è un'opportunità pensata soprattutto per i giovani lavoratori, ma che ora rischia di essere messa nell'angolo. Se ne parlerà lunedì 16 aprile a Firenze, nella sede di Confartigianato Imprese Toscana, in occasione del direttivo regionale degli acconciatori, al quale interverrà anche Barbara Catani, presidente provinciale della categoria. Si tratta di una modalità che permette di affittare parte del negozio ad altri acconciatori, che non vi lavorano come dipendenti bensì come liberi imprenditori. Fra le due parti il rapporto viene regolato attraverso un accordo che prevede il versamento al titolare del negozio di una percentuale degli incassi. L'obiettivo è quello di combattere la concorrenza sleale dei professionisti del settore che lavorano da casa, affittando loro uno spazio e dunque, la possibilità di mettersi in regola. Con la riforma Monti, che introduce per il lavoratori a partita iva l'obbligo di trasformare un rapporto di lavoro professionale e autonomo in rapporto subordinato se il fatturato percepito da un unico datore di lavoro supera il 75% del reddito, l'idea rischia di non decollare mai più. «Se da una parte il decreto Monti punta a tutelare certe posizioni - commenta Enzo Lucchesi, responsabile della Federazione benessere per Confartigianato Imprese Prato - dall'altra, taglia le gambe a un'idea che poteva essere vincente in quanto darebbe la possibilità, soprattutto ai giovani professionisti, di mettersi in regola e allo stesso tempo ai titolari del negozio di poter sfruttare appieno il proprio salone. Sarà difficile che i proprietari si prendano il rischio di dover assumere un lavoratore autonomo o comunque l'onere di verificare la provenienza del suo fatturato».
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