Attenzione
“Lisca” in fiamme, ma non è il racket
Quarto incendio in meno di due mesi al ristorante di via Bovio. Sembra indebolirsi anche la pista del piromane
PRATO. Il racket? Probabilmente no. Un piromane? Anche questo è difficile. Per dare un volto e un nome ai responsabili dell’ennesimo incendio al ristorante La Lisca di via Bovio, il quarto in meno di due mesi, tocca andare per esclusione. Ed escludere, appunto, le prime due ipotesi che vengono in mente quando qualcosa prende fuoco di notte senza un motivo plausibile.
Da settimane la squadra mobile della polizia indaga su quello che all’inizio poteva sembrare un episodio, ma che col passare del tempo ha assunto le dimensioni di un caso misterioso. Il riserbo sulle indagini, a partire dal sostituto procuratore Benedetta Foti, è massimo, ma par di capire che non si stia brancolando nel buio. Forse c’è già una pista, che escluderebbe le ipotesi del racket delle estorsioni e del piromane.
Ma facciamo un passo indietro all’alba della domenica di Pasqua. Intorno alle 7 qualcuno vede uscire del fumo dall’ingresso del ristorante La Lisca e chiama i pompieri. Ormai i vigili del fuoco conoscono bene la strada. Dalla sera del 14 febbraio, giorno del primo incendio, è la quarta volta che tornano all’angolo tra via Bovio e via del Romito. E’ successo anche nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, e ancora all’alba del 3 marzo. La prima volta bruciò la veranda esterna, le due volte successive provarono a bruciare anche all’interno, con scarsi risultati, com’è accaduto anche domenica mattina.
Pessimi incendiari, dunque, ma assolutamente determinati. E sicuri di non essere presi, perché ormai il locale dovrebbe essere tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine. Di fatto, per ora, hanno avuto ragione loro, perché nessun arresto è scattato, nessuna denuncia.
D’altronde i titolari ufficialmente hanno sempre detto di non aver ricevuto minacce e di non avere sospetti. A sentire gli inquirenti, la versione è sempre la stessa.
La società che gestisce (o meglio, gestiva) il ristorante La Lisca è la Megè srl, intestata a due imprenditori fiorentini, Vito e Roberto Guglielmi, mentre il giovane Marco Guglielmi è quello che finora ci ha messo la faccia.
L’unico testimone che per ora si è fatto avanti è un residente che abita dall’altra parte della strada, che è stato sentito dalla polizia e dice di aver visto un gruppetto di persone allontanarsi di corsa dalla veranda in fiamme la sera del 14 febbraio. La testimonianza è ritenuta attendibile, e indebolisce l’ipotesi di un piromane, che di solito agisce da solo.
Anche la pista del racket non gode di particolare favore in Questura. Forse semplicemente perché un avvertimento va bene, ma quattro a che cosa possono servire, se non a far morire la mucca che si intende mungere?
Restano in piedi, teoricamente, altre possibili spiegazioni, dai motivi passionali a quelli economici, del dare e dell’avere.
Una cosa è certa. Bisognerà risolvere in qualche maniera il problema, perché ormai il caso del ristorante che prende fuoco a intervalli regolari non riguarda più soltanto i suoi proprietari, ma anche i negozi e gli uffici che confinano col locale, che rischiano di andarci di mezzo.
Ed è anche una questione di principio per chi è chiamato a garantire l’ordine e la sicurezza pubblici. Quattro incendi dolosi impuniti nel solito posto potrebbero essere un cattivo esempio per altri malintenzionati. (p.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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