Sicurezza
La lotta tra Bene e Male nel dramma di Dostoevskij
La compagnia del Teatro Stabile Metastasio porta in scena “I fratelli Karamazov” Lo spettacolo è in scena da domani. Dal 14 al 22 aprile prezzo unico 7 euro
PRATO. La compagnia stabile del Metastasio torna in scena, questa volta con la regia di Guido De Monticelli. Per l’ultima delle coproduzioni, realizzate dallo Stabile della Toscana con quello di Sardegna, la scelta del regista è caduta su “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, indiscusso capolavoro della letteratura russa di tutti i tempi. Lo spettacolo è atteso al Metastasio dall’11 al 22 aprile ( lunedì riposo). In occasione della Settimana della cultura (dal 14 al 22 aprile) sarà possibile acquistare biglietti al prezzo unico di 7 euro. Info e prenotazioni allo 0574 608501.
Una sfida teatrale non da poco (oltre mille pagine di romanzo, suddivise in quattro parti e dodici libri) che il regista ha deciso di accogliere con fedeltà al testo, incentrando lo spettacolo sulla figura dell’evangelico Alëša ( Francesco Borchi), novizio illuminato nel monastero di Padre Zosima e sul significato filosofico teologico dell’opera. La tragedia familiare – Fedor, il padre dei fratelli viene assassinato- e l’omicidio filosofico come delitto necessario, restano alla base della messinscena, sullo sfondo dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Per gli attori della compagnia stabile del Metastasio, reduci dal lungo studio su Cechov fatto con Paolo Magelli, questo lavoro ha significato un ritorno al teatro tradizionale e di parola. Accanto ai cinque titolari della compagnia pratese –ricordiamolo- ci saranno in scena anche Daniel Dwerryhouse, Corrado Giannetti, Paolo Meloni, Silvia Piovan, Cesare Saliu, Maria Grazia Sughi e Luigi Tontoranelli. «La drammaturgia è molto fedele al testo- spiega Fabio Mascagni- l’intreccio del romanzo è stato mantenuto, la storia, i fatti di cronaca, i personaggi ci sono tutti, sono state tagliate solo alcune parti più lunghe e faticose». «Dopo aver lavorato sulla fisicità con Magelli, siamo tornati ad affidarci alla parola- aggiunge Valentina Banci, che in scena interpreta il ruolo della bella usuraia Grušenka . Sarà uno spettacolo tradizionale, anche se, come vedrete, il tema intellettuale è mitigato da alcune soluzioni sceniche».
Quanti ai ruoli assegnati al cast, questa volta nei panni del “protagonista” ci sarà il carmignanese Francesco Borchi, nell’insolito ruolo di un illuminato. « Alëša è senza dubbio un personaggio complesso da interpretare- spiega l’attore- un personaggio che mi sono dovuto fermare ad ascoltare, dopo le prime prove. C’è questa indole spirituale che lo caratterizza, ma come ripeto in una battuta durante lo spettacolo “Alëša è un Karamazov”, uno che potrebbe essere un rivoluzionario, un complice inconsapevole di una tragedia spaventosa».
«Lo spettacolo ha debuttato a fine marzo in Sardegna nell’ambito del Festival di Filosofia- aggiunge invece Elisa Cecilia Langone- una cornice molto adatta dato il tema del romanzo. Adesso siamo curiosi di vedere come reagirà il “nostro” pubblico».
«Per noi è stato un ulteriore esercizio confrontarci con Dostoevskij dopo Ionesco e Cechov- conclude Mauro Malinverno, in scena nei panni del padre Fëdor. Nella mia carriera di compagnie ne ho girate tante, ma devo ammettere che il gruppo del Met si conferma, prova dopo prova, il migliore con cui ho lavorato. Non sono per la complicità del gruppo, ma anche per quella complementarietà, che siamo riusciti a tirare fuori grazie alla continuità di lavoro, offertaci dal Metastasio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
