Attenzione
Piace la lingua dell’Impero Celeste
Al liceo linguistico “Livi” 30 alunni, 5 docenti e 5 impiegati da oltre un mese stanno imparando gli ideogrammi cinesi
PRATO. Ogni mercoledì nello zaino di Giulia Piccardi entra un libro di grammatica in più. Non quella di inglese, tedesco e francese: lingue che studia già sui banchi della quinta al liceo Livi di via Marini. E così fa anche il suo compagno di classe, Francesco Dimundo. Che ha impiegato sette lezioni per masticare gli ideogrammi giusti che ora gli fanno dire fluidamente «come ti chiami» in cinese. Non è certo una passeggiata imparare la lingua dell'Impero Celeste.
Quaranta alunni del liceo Livi ci stanno provando da un mese e mezzo a questa parte. O meglio, trenta alunni, cinque docenti e cinque impiegati amministrativi. «Già in passato avevo proposto il corso di cinese in sostituzione dell'ora di religione - spiega Giulia -. Lo considero una lingua straniera utile che potrebbe tornarmi per il futuro. Ma ho anche molte amiche coetanee cinesi e mi piace l'idea di uno scambio reciproco. Parlando un po' di cinese, vorrei evitare l'emarginazione di chi arriva qui per la prima volta».
E così il liceo linguistico (ma c'è anche lo scientifico), la cui costruzione svetta nel quartiere di Chinatown come fosse il baluardo di una contaminazione sino-pratese ormai inevitabile, apre le porte a una delle lingue più affascinanti e promettenti per il business del futuro.
Ironia della sorte, è il liceo Livi a lanciare questo “esperimento”, lo stesso istituto che viene visto come “la scuola” per antonomasia dai tanti orientali che a tutte le età mettono piede per la prima volta a Prato e vanno a vivere in quella zona. Stavolta però non si tratta di apprendere l'italiano, bensì il cinese.
«Sono due strade parallele e separate - sottolinea il preside Ivo Regoli -. Da una parte, la domanda d'imparare l'italiano è sempre più forte tra i cittadini cinesi e lo vediamo quotidianamente in questo istituto dove si affacciano per la prima volta i nuovi arrivati di tutte le età, per poi essere da noi dirottati presso il Centro territoriale permanente per la prima alfabetizzazione. Dall'altra parte, è sempre più diffusa la consapevolezza che i rapporti tra Prato e la Cina siano la nuova frontiera del futuro. Grazie al Cospe di Firenze che ha ottenuto un finanziamento regionale abbiamo avuto l'opportunità di attivare un corso extra curriculare (gratuito, ndr). Quando a metà febbraio inviammo a tutti la circolare per divulgare la notizia del corso di cinese, abbiamo ottenuto nel giro di un giorno ben 40 richieste, ovvero quanti erano i posti disponibili».
Test riuscito, insomma. E il sogno nel cassetto del preside Regoli è quello di inserire il cinese nell'ordinamento linguistico della scuola dal prossimo anno, cosicché gli alunni possano studiarlo in aula nella stessa misura delle altre lingue europee. «Nei nostri licei linguistici le lingue insegnate devono essere quelle comunitarie. Per assurdo, potremmo attivare un corso di rumeno ma non di cinese. Né esisteva finora una classe di concorso per l'accesso alla cattedra dell'insegnamento del cinese. Intoppi burocratici che dovrebbero risolversi entro il 2013: ne ho discusso anche con il direttore regionale scolastico».
Intanto l'impegno degli allievi, con una lezione pomeridiana una volta alla settimana, durerà fino a giugno: è la sinologa Maria Omodeo a dettare loro l'abc della semantica e tutte le nozioni di grammatica orientale. Ma i ragazzi sono ben lungi dal voler imparare a dialogare perfettamente in cinese. «Lo considero un primo approccio che mi potrà tornare utile all'università - racconta Francesco -. Ho in mente di iscrivermi a mediazione linguistica tra cinese e inglese».
La maggior parte degli alunni iscritti è di quinta, ma al di qua della lavagna con gli ideogrammi siedono anche due studenti di prima. "L'interazione, ovvero la base su cui si costruisce la convivenza civile, si fa anche scambiando le lingue con i nostri vicini di casa", aggiunge Francesco. Giulia invece, orientata invece verso la facoltà di Medicina, ce l'ha con le chiacchiere da bar. «Si sentono tanti discorsi negativi sul cinese che viene a Prato senza sapere magari come questo stava prima di venire qui».
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