Sicurezza
«È un piacere che aiuta l’accoglienza»
Mariella Scalia e Sabrina Alberti lavorano nella segreteria della scuola e sono fra le iscritte al corso
PRATO. Non solo studenti, oltre a Giulia e Francesco, anche dipendenti del liceo si sono cimentati in questa avventura.
A Mariella Scalia si sono aperti gli occhi su un mondo nuovo e affascinante, «quello del significato della parole cinesi che cambia secondo il tono delle sillabe».
La direttrice amministrativa del liceo Livi, insieme all'assistente Sabrina Alberti, è fra le iscritte del corso di cinese attivato dall'istituto di via Marini. Perché in segreteria, si sa, di cinesi ne arrivano tanti, compresi i genitori dei ragazzi che fanno domande sulla scelta della scuola per i figli.
«Alla fine basta un saluto per facilitare l'approccio», dicono le due colleghe. Ambedue mosse da una sete di curiosità nell'approcciarsi alla lingua del Dragone.
«Il piacere personale può tornare utile per i fini professionali», sottolinea Mariella Scalia. Come la mettiamo però con chi pensa che tocchi ai cinesi adeguarsi alla lingua del paese che li ospita? «Infatti non deve intendersi come un obbligo da parte nostra il fatto di imparare la loro lingua. Si tratta di soddisfare sì un'esigenza di arricchimento personale, ma alla fine il riuscire a scambiarsi due parole in cinese rientra nella filosofia dell'accoglienza di ogni società».
Sono circa 600 gli studenti che frequentano i due indirizzi del liceo scientifico e linguistico dell'istituto di via Livi (oltre ai 300 della sezione liceo artistico di Montemurlo).
«Il tasso di dispersione scolastica tra gli alunni di nazionalità cinese è alto - dichiara il preside Ivo Regoli -. La maggior parte degli studenti s'iscrive al primo anno per poi abbandonare in genere a metà del secondo anno. Sono pochi a rimanere fino alla quinta. La loro principale richiesta è quella di imparare la lingua piuttosto che conseguire il diploma»
(m.l.)
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