Il dolore
Maxi-truffa delle polizze, 150 beffati
Perquisizione in un’agenzia di via Abati: in quattro sono sospettati di aver venduto false assicurazioni intascando i soldi
PRATO. In città c’è da tempo un’emergenza legata alle centinaia, forse migliaia, di vetture che viaggiano senza assicurazione, o con l’assicurazione falsificata. Non sempre è colpa dei proprietari delle auto, come sembra dimostrare un’indagine della Compagnia della guardia di finanza, tuttora in corso, e sulla quale gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo.
Secondo quanto ricostruito dal Tirreno, il titolare di una strana agenzia di viaggi con sede in via Abati, insieme a tre familiari, è indagato per truffa ai danni di decine e decine di persone, alle quali avrebbe venduto false polizze assicurative, intascando un bel gruzzolo.
Nel mirino delle Fiamme gialle è finita l’agenzia “Viaggi nel tempo”, società individuale che fa capo a Gennarina Iuele e al giovane Franco Arturi, 23 anni, con sede in via Abati 16. Si tratta di un’agenzia di viaggi che, almeno fino a tre mesi fa, proponeva anche altro: biglietti per spettacoli ed eventi sportivi, visure camerali, stampa foto digitali e autonoleggio. Ma tra i servizi non pubblicizzati, secondo quanto accertato dagli inquirenti, c’era anche la stipula di polizze assicurative, con le compagnie on line, che in gran parte potrebbero essere false.
A far emergere la presunta maxi-truffa, di cui avrebbero fatto le spese 150 persone, quasi tutti stranieri, sono state le denunce dei malcapitati, che hanno pagato polizze salate per poi scoprire di non avere l’assicurazione e vedersi sequestrare il mezzo.
La storia di un indiano di 37 anni è emblematica. A novembre lo straniero ha bisogno di rinnovare l’assicurazione per il suo furgone Mercedes e chiede consiglio a un amico pachistano che gli dice di rivolgersi all’agenzia di via Abati perchéne ha sentito parlare bene. Dopo qualche giorno il pachistano stipula la polizza per conto dell’amico e paga sull’unghia 1.405 euro ricevendo in cambio una cedola provvisoria. Qualche giorno dopo avrebbe dovuto arrivare l’originale.
I giorni passano ma l’originale non arriva e così l’indiano comincia a preoccuparsi. Più di una volta passa dall’agenzia per sapere che fine ha fatto la sua polizza, ma, secondo quanto racconta in un esposto presentato lo scorso 10 gennaio in Procura dal suo avvocato Sabrina Serroni, gli dicono di pazientare, che non c’è problema.
Il problema invece salta fuori il 5 gennaio, quando il furgone Mercedes viene fermato dai carabinieri a Sorano (Grosseto) e si scopre che il tagliando assicurativo è falso, o meglio, non è associato ad alcuna polizza. L’indiano si affretta a chiamare l’amico pachistano, che a sua volta chiama «il signor Franco dell’agenzia» e si vede rispondere con un sms: «Non chiamare, sono con la Finanza, tranquillo oggi sistemo tutto io».
Proprio quel giorno, sulla base di precedenti segnalazioni, la Finanza stava perquisendo l’agenzia di via Abati, dove sono stati sequestrati computer e altri elementi ritenuti interessanti per le indagini. Intanto centocinquanta persone hanno pagato cifre anche elevate per le polizze e ora si trovano in mano un pugno di mosche. L’agenzia di via Abati è chiusa, ma non sequestrata, e le indagini vanno avanti.
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