Il dolore
Marcolana va verso il concordato
Lettera ai creditori prima di formalizzare la proposta. Ma Barontini ha ancora in piedi i progetti di Grosseto e Ginosa
PRATO. Il lanificio Marcolana va a passi spediti verso il concordato preventivo. Le voci che ormai da tempo si rincorrevano sulla sorte dell’azienda recentemente trasferitasi a Galciana dallo storico stabilimento di viale Montegrappa hanno trovato ieri conferma.
Lo studio di commercialisti Zanobetti ha inviato una lettera a tutti i fornitori nella quale chiede di definire nel dettaglio la loro posizione creditoria. E’ la premessa necessaria per calcolare la consistenza patrimoniale della società ed elaborare una proposta di concordato, che si calcola potrebbe essere formalizzata alla metà di maggio. Dunque al momento è prematuro ipotizzare le percentuali che verranno offerte ai numerosissimi creditori. Per il dettaglio sulle cifre bisognerà aspettare la verifica dell’attivo.
La strada comunque è tracciata e non è una buona notizia per il distretto tessile pratese. Andrea Barontini, infatti, l’amministratore di Marcolana, è stato uno degli imprenditori che più ha fatto parlare di sé nell’ultimo anno.
Nonostante molti dei suoi 21 dipendenti non vedano lo stipendio da cinque o sei mesi, Barontini si è imbarcato in un paio di progetti ambiziosi. A Grosseto, con l’aiuto di Fidi Toscana, ha rilevato la storica confezione Mabro, 257 dipendenti attualmente in cassa integrazione a rotazione.
A Ginosa, in provincia di Taranto, ha pensato di creare una sorta di “Cittadella del tessile” rilevando un altro gigante dai piedi d’argilla, la Miroglio, 170 dipendenti in cerca di un cavaliere bianco.
Insomma, un imprenditore che fuori dai confini della provincia di Prato veste i panni del salvatore della patria, ma che a casa deve fare i conti con una crisi che non ha risparmiato nemmeno i big.
Che i conti di Marcolana non andassero bene lo si sapeva da tempo. L’ultimo bilancio disponibile, quello del 2010, ha iscritto debiti verso i fornitori per oltre 10 milioni di euro, in forte aumento rispetto agli anni precedenti. Di pari passo si sono allungati i tempi coi quali la società è riuscita a riscuotere dai propri clienti, e ancora di più i tempi coi quali è riuscita a pagare i propri fornitori (dai 133 del 2007 ai 414 del 2010. Una situazione difficilmente sostenibile, e la decisione di andare al concordato preventivo ne è una diretta conferma.
Ciò non significa che Barontini debba rinunciare ai sogni grossetani e pugliesi. In maremma, come detto, le dipendenti della Mabro sono in cassa integrazione a rotazione, ma il bilancio è stato chiuso in pareggio e ci sono altri due anni di Cassa garantiti in cambio di tagli al personale, contenuti nel piano industriale. La sorte della Mabro in sostanza dipende dall’atteggiamento delle banche, che per ora sono tiepide, ma potrebbero decidere di sostenere il progetto.
A Ginosa di Taranto il progetto della “Cittadella del tessile” è al momento fermo. Barontini disse di voler chiudere una fabbrica che ha in Bulgaria per trasferire la produzione di qualità in Puglia, ovviamente contando sugli incentivi statali.
Ma questo suo attivismo pugliese ha già fatto storcere la bocca all’Unione industriale pratese, che a ottobre si disse felice se un imprenditore del distretto riusciva a realizzare qualcosa di buono al sud, ma allo stesso tempo preoccupata se alla base di questa iniziativa ci sono incentivi che rendono più competitiva la Puglia rispetto a Prato, dove sono migliaia i lavoratori del tessile che hanno perso il lavoro negli ultimi anni.
A dire il vero Barontini aveva messo gli occhi anche su due aziende pratesi, la Rivatex e la Finmode, per salvarle, ma alla fine non se n’è fatto di nulla, e il cavaliere bianco continua a giocare su più tavoli.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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