Tirano bottiglie incendiarie per far pagare le tangenti
PRATO. Sarebbero in stretto contatto con organizzazioni criminali che operano a Prato e Roma i tre cinesi arrestati ad Amantea (Cosenza) dai carabinieri di Catania con l’accusa di aver lanciato...
PRATO. Sarebbero in stretto contatto con organizzazioni criminali che operano a Prato e Roma i tre cinesi arrestati ad Amantea (Cosenza) dai carabinieri di Catania con l’accusa di aver lanciato bottiglie incendiarie contro i capannoni di una società della zona industriale di Catania che vende prodotti cinesi all’ingrosso e sparato colpi di pistola in direzione dei cancelli d’ingresso del sito. Sarebbe la rappresaglia messa in atto, il 19 novembre scorso, dai tre cinesi contro l’azienda che si rifiutava di pagare loro il “pizzo”. Gli autori dell’estorsione sarebbero Jianzhou Liao, 33 anni, e sua moglie, Sulian Yu, di 32, e il fratello della donna, Fahao Yu, di 35, che sono stati arrestati da carabinieri in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dal Gip di Catania. Le indagini avviate dopo l’attentato hanno permesso di fare emergere un capillare controllo del mercato di prodotti cinesi da parte degli indagati. I tre pretendevano dalla ditta vittima dell’estorsione 30 centesimi di euro per ogni collo di merce in uscita dai depositi, per un guadagno stimato di circa 7.000 euro mensili. Il rifiuto dell’azienda a innalzare la tangente, sostengono i carabinieri, avrebbe fatto scattare la rappresaglia.
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