Il Tirreno

Prato

Sonnifero al figlio disabile assoluzione per la madre

Sonnifero al figlio disabile assoluzione per la madre

Disperata dopo che le avevano tolto l’indennità di accompagnamento Era accusata di tentato omicidio, ma la giustizia non ha voluto infierire su di lei

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PRATO. La giustizia non ha infierito su una donna già provata dalle disavventure della vita. E’ stata assolta una donna di 72 anni, accusata di aver tentato di uccidere il proprio figlio disabile quarantenne con una dose eccessiva di sonnifero.

Il Tribunale presieduto da Ettore Nicotra ha stabilito che quel medicinale, anche se preso in dosi massicce, non avrebbe potuto uccidere l’uomo, e così l’accusa di tentato omicidio è stata riqualificata in lesioni lievi e l’assoluzione è arrivata per la mancanza di querela.

La vicenda risale a un paio di anni fa e se n’è avuta notizia soltanto quando la settantenne, difesa da Raffaella Pastore, è comparsa a febbraio davanti ai giudici.

A innescare il dramma familiare è stata una decisione che a tutt’oggi non trova una spiegazione ufficiale. L’imputata convive da 40 anni col figlio disabile al quale è stata diagnosticata una malattia degenerativa. Nel 2010 alla madre arriva una scarna lettera dall’Inps, quattro righe per dire che sì, il figlio è invalido al 100%, ma allo stesso tempo non ha diritto alla pensione di accompagnamento. Finito di leggere quelle righe, alla madre manca il terreno sotto ai piedi, si sente perduta. Dagli anni Ottanta, quando fu lasciata dal marito, ha cresciuto come ha potuto il figlio disabile, potando contare solo sul sostegno dell’altra figlia, che però adesso vive per conto suo. La pensione non basta a tirare avanti e quell’indennità di accompagnamento è di vitale importanza per il bilancio familiare.

Davanti alla prospettiva di perderla, la donna prende la sua terribile decisione: costringe il figlio a prendere decine di pasticche di sonnifero e poi le prende lei stessa. Quando le figlia la chiama al telefono riesce solo a dire con un filo di voce che ha fatto «una cosa molto grave». La figlia capisce e manda sul posto un’ambulanza. Madre e figlio sono ancora vivi, vengono entrambi ricoverati in ospedale, ma quasi subito dimessi, perché la quantità di sonnifero non è sufficiente a fare grossi danni. Del resto anche sul “bugiardino”, come ha fatto notare ieri l’avvocato Pastore, si avverte che non c’è questo rischio.

Al termine del processo è stato lo stesso pubblico ministero Eligio Paolini a chiedere l’assoluzione dell’imputata per l’inidoneità del mezzo utilizzato per il presunto tentato omicidio, richiesta a cui si è associato l’avvocato difensore.

I giudici hanno scelto un’altra strada, ma il risultato è stato lo stesso. Riqualificando il reato come lesioni lievi, c’era bisogno di una querela da parte del figlio o della sorella, che però ovviamente non c’era. E così è arrivata l’assoluzione.

Resta da chiarire perché l’ente previdenziale ha prima stabilito che il figlio fosse invalido al 100% e poi abbia negato l’indennità di accompagnamento. (p.n.)

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di Redazione web