Il dolore
«Serve un impianto di potabilizzazione»
Parla D’Angelis (Publiacqua): se non piove ci sono riserve fino a metà estate, eppure sotto Prato c’è tanta acqua
PRATO. Tra il cardinale Betori, arcivescovo di Firenze, che invita a pregare per la pioggia, ed Enrico Rossi, presidente della Regione, che invita a non sprecare l’acqua, Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua, non si schiera. Fa sommessamente notare che l’invaso del Bilancino, in assenza di piogge, garantirà l’acqua a Firenze e Prato fino a metà estate. Poi saranno dolori. Colpa di una siccità che non si vedeva da mezzo secolo.
«Se non ci fosse Bilancino - spiega D’Angelis - a Prato ci sarebbero già da tempo le autobotti. Speriamo soltanto che cominci a piovere, perché le riserve si stanno esaurendo».
Più che alle parole, conviene dare un’occhiata alle cifre per capire. L’anno scorso e nel 2010 alla fine di marzo l’invaso del Bilancino raccoglieva circa 69 milioni di metri cubi d’acqua. Oggi sono appena 37, peraltro non tutti utilizzabili, perché sotto quota 10 milioni c’è il fango. Non tutta l’acqua viene utilizzata per mandarla agli acquedotti. Una bella fetta serve all’Arno, che altrimenti rimarrebbe quasi all’asciutto.
Il livello dell’invaso, che solo un anno fa era a 252 metri, adesso è sceso a 244: otto metri in meno che hanno lasciato in secca le barche ormeggiate sulle rive e allontanato di parecchi metri le sdraio dove all’inizio della primavera la gente comincia a prendere il primo sole.
Quello che non si vede, ma è ugualmente preoccupante, sono le sorgenti, i pozzi e le falde collinari. E’ qui, in collina più che in città, che si rischia davvero il razionamento.
Erasmo D’Angelis però guarda avanti, ed è convinto che anche se in qualche maniera si riuscirà a superare l’estate senza rimanere a bocca asciutta, bisognerà mettere mano agli investimenti per rendere Prato un po’ più autonoma dal Bilancino.
«La cosiddetta falda 2, quella che scorre sotto Prato - spiega il presidente di Publiacqua - è una riserva molto importante, grande quasi quanto Bilancino. Ed è in risalita, perché le industrie ne prendono meno che nel passato. Serve un investimento importante per realizzare un grande impiante di potabilizzazione a servizio della città». Sì, ma quanti soldi servono, e soprattutto chi ce li metterebbe? «E’ un investimento di alcune decine di milioni - dice D’Angelis - che noi potremmo prendere in tariffa, senza aumentarla, se la Cassa depositi e prestiti ci desse il finanziamento che chiediamo».
Publiacqua sta ultimando un progetto, ma in tempi di vacche magre non è detto che la politica sia d’accordo. «Ecco, appunto - chiarisce D’Angelis - Spetta alla politica decidere. Se lo fa in tempi brevi, potremmo avere un impianto in tempi brevi».
Paolo Nencioni
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