Sicurezza
«La produzione culturale è un meta-settore industriale»
Lorenzo Giusti, direttore artistico dell’EX3, spiega perché è importante investire al Museo Pecci «Paesi emergenti come Brasile e Cina stanno mettendo risorse nelle industrie creative»
PRATO. Lorenzo Giusti ribalta i luoghi comuni, lui in patria è profeta. Il 35enne pratese, infatti, è ancora agli inizi della carriera come curatore, nonostante abbia già maturato esperienze importanti in strutture museali fiorentine come “La Strozzina” e ora come direttore artistico di EX3. Da lui un contributo sul futuro del Centro Pecci.
Perché la regione ha fatto bene a scegliere il Centro Pecci come unico museo regionale?
«E' impensabile che ogni comunità possa sostenere la gestione di un museo specializzato ed è quindi giusto che si facciano delle scelte. In Toscana la scelta non poteva che ricadere sul Pecci, che possiede la più importante collezione pubblica della regione. La decisione premia gli sforzi fatti in oltre 20 anni dalla città, che più delle altre limitrofe ha creduto nell'idea di una contemporaneità possibile».
Perché il Comune deve investire sul Centro Pecci?
«Quello della produzione culturale è un meta-settore industriale a tutti gli effetti. L'hanno capito paesi emergenti come Cina e Brasile, che stanno investendo risorse ingenti nelle industrie creative. Sul piano economico l'ampliamento del Museo Pecci e il suo rilancio vanno guardati in questa prospettiva».
Benché lei sia giovane, ha già una certa esperienza nella gestione di un museo. Un suo consiglio.
«Il tempo che viviamo ci costringe a degli sforzi straordinari nell'ideare nuovi percorsi di produzione e nell'immaginare forme di lavoro in rete. Senza dubbio occorrerà promuovere sistemi territoriali di collaborazione tra istituti - non si potrà più fare tutto da soli - così come si dovrà evitare di disperdere risorse in mille rivoli, privilegiando i centri culturali permanenti, a cui spetta il compito di cooperare con il territorio, favorire l'emersione di forze locali senza tuttavia rimanere fuori dal dibattito internazionale».
E per far decollare il Cid, la biblioteca specializzata…
«Per i ricercatori il Cid è un luogo unico. E' un peccato saperlo povero di risorse e di personale addetto. La sua collocazione naturale è il museo, ma se un eventuale spostamento nei locali della biblioteca comunale dovesse servire a fare ripartire la politica di acquisizione e di scambio e favorire la diffusione del materiale posseduto credo che il sacrificio potrebbe essere fatto. Ma ripeto, la sua casa è il museo. Nel passaggio definitivo da Centro a Museo d'arte contemporanea il Pecci dovrà trovare maggiorni spazi per l'approfondimento. In questa missione il contributo del Cid sarà fondamentale».
E i rapporti con Firenze?
«Credo che l’unica logica da seguire in termini di proposte e progetti sia quella metropolitana, per cui bene tutto ciò che va nella direzione di una integrazione all’interno della Piana. Prato non può pensare di competere con Firenze in termini di patrimonio storico e di notorietà consolidata, può però lavorare per essere percepita come la parte più dinamica e creativa di un insieme più ampio che comprende anche Firenze. A questa “area vasta”, come viene chiamata tecnicamente, sarebbe utile dare un nome proprio, che rafforzi il senso di unità e che comunichi l’intreccio di tradizioni e innovazione. Pensiamoci...»
Per finire un accenno alla carriera di Lorenzo Giusti, che ha studiato a Firenze, Siena, Parigi e New York, laureato in lettere moderne, specializzazione in Storia dell'arte contemporanea e dottorato di ricerca in Storia della critica d'arte. Ha pubblicato numerosi saggi sulla fenomenologia dell'arte contemporanea. Come curatore ha iniziato l'attività a Prato, dove ha fondato l'associazione Spaziorazmataz, all'inizio in piazza Mercatale, che in tempi recenti ha contribuito alla nascita del circuito pratese di via Genova. Per il Centro Strozzina di Palazzo Strozzi ha ideato e curato il progetto Green Platform e nel 2010 ha curato il padiglione della Toscana all'Expo universale di Shanghai.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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