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«Dispiace vedere il proprio Paese che non sfrutta il sapere che ha creato»

«Dispiace vedere il proprio Paese che non sfrutta il sapere che ha creato»

L’ingegner Loriano Galeotti ha idee molto precise su cosa significa essere cervelli in fuga, ovvero cervelli costretti ad abbandonare il proprio paese pur di continuare a fare quello per cui si è...

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L’ingegner Loriano Galeotti ha idee molto precise su cosa significa essere cervelli in fuga, ovvero cervelli costretti ad abbandonare il proprio paese pur di continuare a fare quello per cui si è studiato. Trovare altrove le possibilità che il tuo Paese non ti offre.

Lui lo definisce uno «spiacevole problema di allocazione delle risorse» italiane.

«Io stavo bene anche in Italia ma di fronte alla possibilità di concentrarsi veramente su studi che hai sempre sognato di fare, c'è stato poco da fare - comincia - Perché mi piace fare ricerca e perché è proprio per questo che ho continuato a studiare fino a 35 anni. Quindi non mi è dispiaciuto venire in America. I dispiaceri semmai sono altri e più precisamente - continua -. Quello di vedere un paese che forma studenti per anni e anni, insegnandogli cose molto utili per sé e per gli altri, ma che poi, al termine di un lungo ciclo di studi, non riesce a sfruttare se non in minima parte. E alla lunga, dopo che per qualche tempo rimani ingolfato nel post dottorato, gli ultimi dieci anni di studi finisci pure per scordarteli. Che è la cosa che fa più male, oltre ad essere una cosa profondamente ingiusta. Così, se ti capita di volare da qualche parte per lavorare e per vivere di quello per cui ha sempre studiato, l'idea di rientrare a casa poi ti sembra strana. Rimane il legame affettivo con la tua famiglia, per tutto il resto sei già a posto».

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