Finanza
Bacchette? Ai bambini piace la forchetta
Alle mense scolastiche abitudini e cibi occidentali ma spesso per la merenda, da casa si portano pizza e schiacciata
PRATO. Forchetta, cucchiaio e coltello se li porta da casa, avvolgendo il tutto in un tovagliolo. L'idea di mangiare con le bacchette, degne della migliore tradizione asiatica a tavola, non l'ha mai sfiorato. A 8 anni è più facile emulare i compagni, nei gesti e nelle abitudini. Dimmi come mangi e ti dirò chi sei. Non è sempre vero.
Alla mensa della primaria Cesare Guasti, Xia si comporta come gli altri compagni. Per lui nessuna eccezione nel menù. Se il pasto del giorno prevede ricette come le penne all'olio e la braciola ai ferri, ben vengano per soddisfare la pausa pranzo. Fuori dalla scuola è un'altra storia.
«Notiamo che tra gli studenti cinesi prevale un'accettazione del cibo con una libertà di consumare pasti tipici a casa - racconta la maestra Roberta Mimi che collabora con la dirigenza scolastica dell'istituto comprensivo Marco Polo -. Questo succede via via che crescono e, a quel punto, si tende a fare scelte più consapevoli e personali. Compreso l'uso delle bacchette quando si trovano a consumare i piatti preparati dai genitori».
E così dunque si scopre che tanti bambini cinesi che maneggiano le posate alla tavola della mensa non rinnegano l'uso delle bacchette, una volta all'interno delle pareti domestiche. Uguali davanti al piatto di pasta asciutta, diversi quando si saluta la maestra e ci si rifugia tra le pietanze culinarie di mamma. Le radici sono pur sempre radici. E, di fronte al pollo alle mandorle o al riso alla cantonese, può scapparci anche un esercizio di bacchette in perfetto stile orientale.
«Durante l'orario della mensa, noi insegnanti spesso c'intratteniamo a conversare con loro sulle abitudini alimentari in famiglia. Faccio presente comunque che la mensa è un servizio erogato per la scuola e non dalla scuola - osserva la maestra Mimi -. Da parte dei genitori degli alunni cinesi non abbiamo mai comunque ricevuto sollecitazioni di nessun tipo sul menù a mensa».
Vite parallele, percorrendo la rotta scuola-casa e viceversa. Ma non è sempre così. «Nessun genitore orientale ha mai sollevato problemi di alimentazione, né alle elementari né alle medie - aggiunge Maria Grazia Ciambellotti, dirigente scolastico della Don Milani a San Giusto - . Abbiamo alunni cinesi che si portano dietro per merenda nello zaino schiacciata e pizza. E per la mensa usano indubbiamente le posate».
Alla gola non si comanda. Molto spesso da piccini quello di storcere naso di fronte all'alimento è più un fatto legato al palato. Lo stereotipo, ad esempio, che ai cinesi non piaccia il formaggio si sfata facilmente alle mense scolastiche. Anzi, molto spesso capita che i bambini cinesi preferiscano pranzare con la pasta in bianco e parmigiano, non amando il sapore del riso cotto all'occidentale. I bimbi cinesi sono ghiotti delle nostre mele e susine, perfino dei cachi. Alla primaria dell'istituto Mascagni a San Paolo sono gli alunni i protagonisti del Progetto "Frutta nelle scuole".
«Arriva da Cesena e viene consegnata tre volte alla settimana. Il cibo è un elemento aggregante, il più efficace veicolo d'integrazione», sottolinea Paola Pancini, direttrice dei servizi generali e amministrativi alla Mascagni. Che frena però sulla socializzazione tra bambini pratesi e orientali legata alle attività extrascolastiche. «Succede più di frequente che al compleanno di un alunno italiano la mamma inviti il compagno cinese. Il contrario è più raro. Nella nostra scuola molti alunni di nazionalità cinese sono nati in Italia, ma questo non significa che siano più agevolati nella socializzazione con i compagni italiani al di fuori dall'orario scolastico».
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