Il dolore
Coprifuoco sospeso ma il Comune pensa ad altre soluzioni
Sentenza del Tar su Chinatown, l’assessore Caverni: «Il nostro obiettivo era tutelare i diritti dei residenti»
PRATO. Coprifuoco al Macrolotto zero: ordinanza sospesa dopo la sentenza del Tar.
Ma non è detto che altri provvedimenti anti-rissa e anti-rumore possano scattare in futuro nella Chinatown. Ne è convinto l’assessore alla Attività produttive Roberto Caverni che oltre ad affermare l’utilità del provvedimento: «E’ stata preso dopo centinaia di segnalazione dei residenti della zona. L’intento era quello di salvaguardare la vita normale dei cittadini perché si parla tanto di integrazione ma l’integrazione prima passa da una convivenza serena», ha dato mandato agli uffici (in collaborazione con lo staff della Sicurezza dell’assessore Aldo Milone) di capire se esistano gli estremi per fare ricorso al Consiglio di stato contro la sentenza del Tar che due giorni fa ha definitivamente archiviato l’ordinanza che obbligava esercizi e attività della Chinatown ad abbassare le serrande entro e non oltre mezzanotte. Un provvedimento giudicato discriminatorio dai giudici del tribunale amministrativo toscano.
«Eppure - è il giudizio di Caverni espresso nelle risposte a due question time del Pd e di Fli in consiglio comunale - l’ordinanza sindacale non doveva poi essere così campata in aria se sempre il Tar ha deciso in sentenza di compensare le spese (ognuna delle parti pagherà le proprie spese legali ndr) e se ha negato ogni e qualsiasi risarcimento ai ricorrenti». Per Caverni: «È necessario trovare un punto di equilibrio tra il rispetto dei diritti dei cittadini e la necessità di non imporre regole troppo stringenti che portino ad un affievolimento della vitalità della città».
I firmatari dei question time, per il Partito democratico Simone Mangani e per il Fli Riccardo Bini, sono rimasti poco convinti dalle risposte dell’assessore.
«Che l’ordinanza fosse discriminatoria - ha sottolineato Bini - Futuro e libertà lo aveva detto subito. La sentenza del Tar è una boccata d’ossigeno per una visione liberale di una società non più ingessata da una infinità di regole sovrapposte e spesso conflittuali, generate da chi pensa di gestire le problematiche comuni in maniera quantomeno arbitraria». Mangani ha invece affermato che l’ordinanza è stata «una misura politica» che «non ha tenuto conto dello stato delle cose». «Anche in piazza Mercatale ci sono esercizi e attività aperte fino a notte fonda che certamente provocano qualche disagio ai residenti - ha proseguito - Immaginiamoci cosa sarebbe accaduto se l’ordinanza avesse bloccato quell’area. Probabilmente ci sarebbe stata una sollevazione». Mangani ha inviato l’assessore ad affrontare la questione delle aperture nel Marcolotto zero nel regolamento del commercio «e non con ordinanze comunali che non governano i problemi».
Una nota anche dell’Idv che si complimenta con l’amministrazione che «per andare dietro a una scheggia xenofoba impazzita - scrive il segretario Salvo Ardita- è riuscita ad emettere un’ordinanza discriminatoria. Il Tar ha dato ragione ai cinesi ricorrenti - conclude - che evidentemente sanno difendersi da soli e non hanno bisogno di padrini».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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