Toscana
Citta tessili in “rete” contro i dazi occulti
Silli: «Più reciprocità nelle leggi doganali sugli scambi commerciali». Uno studio di Bartolini
In Cina gli esportatori tessili pratesi e non solo, riescono con estrema difficoltà a far entrare tessuti e filati a causa dei parametri doganali rigidissimi. Gli esportatori cinesi invece in Europa hanno le porte aperte. «E’ questa assimetria, che nuoce gravemente agli imprenditori tessili europei, che dobbiamo cercare di riequilibrare». E lo strumento individuato dall’assessore ai Rapporti con l’Europa Giorgio Silli, è la “rete”. «Delle 180 città tessili europee - spiega - collegate ad Acte, a loro volta messe in sinergia con le otto città europee del progetto Plustex sulle buone pratiche, presentato - continua - l’altro giorno al Museo del tesuto e finanziato dall’Europa con un milione e700mila euro dei quali 500mila a Prato che ne è capolfila». L’obiettivo è creare un progetto comune europeo che faccia massa d’urto contro la politica dei dazi non dichiarati che applicano alcuni paesi orientali: dalla Cina, alla Corea del Sud.
E Prato ha iniziato affidando una ricerca sulle barriere doganali nel settore tessile e abbigliamento al direttore del laboratorio di analisi del Buzzi, Giuseppe Bartolini, uno dei maggiori esperti del settore chimico, che svolge indagini per la gradi firme italiane da Gucci ad Armani e che nel workshop al Museo del Tessuto ha esplicitamente affermato che: «Uno dei problemi maggiori per le esportazioni tessili è il fatto che se l’economia è ormai globalizzata, le dogane non lo sono affatto». Affermazione più che provata dai risultati della ricerca nella quale sono stati confrontati, tra gli altri, gli standard su coloranti, su pentaclorofenolo, sulla solidità dei colori (cioè la capacità di restare attaccati alla fibre) dell’Europa, dell’Italia, dei paesi europei, della Cina, della Corea del sud, del Giappone e degli Usa, dai quali risulta che la Cina e la Corea impongo livelli di presenza o di assenza di sostanze che nelle leggi doganli europee, in Italia e in America non compaiono nemmeno . «Esportare quindi diventa molto penalizzante - commenta Silli - e soprattutto per la produzione tipica del distretto pratese e cioè il cardato». Che fatto con lana rigenerata è molto difficile da testare. «Quello che noi vorremmo ottenere dall’Europa - aggiunge l’assessore - è una maggiore reciprocità e omogeneità tra le normative doganali soprattutto verso quei paesi che sono ormai i maggiori importatori».
Per Silli la questione non riguarda, almeno per il momento, la comunità cinese di Prato: «Non sono stati loro a portare via il lavoro al distretto pratese ma è stata la globalizzazione, quindi i cinesi della Cina. Altra questione - conclude - è invece la concorrenza sleale che c’è ed è sempre più forte».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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