“Parentopoli”: trasparenza e niente familiari nella spa
PRATO. Lo stillicidio dei nomi forse si protrarrà nei prossimi giorni anche a lavori di commissione ultimati e nonostante che il cammino dell'indagine sulle procedure di assunzioni nelle società...
PRATO. Lo stillicidio dei nomi forse si protrarrà nei prossimi giorni anche a lavori di commissione ultimati e nonostante che il cammino dell'indagine sulle procedure di assunzioni nelle società partecipate nell'era del centrosinistra non abbia partorito notizie di reato. L'esito di “parentopoli” non potendo essere giuridico resta comunque politico. Dalla relazione letta in consiglio comunale ieri pomeriggio dalla coordinatrice della commissione, Lia Vanni (Pd) emerge un'indicazione, pacifica nei modi, ma che vale quanto una tirata d'orecchi per il management di buona parte delle ex municipalizzate, Consiag in testa. Vanni insieme alla commissione - trainata dalla maggioranza di Pdl, Lega, Udc - chiede in una parola più trasparenza oltre ai vincoli - finora rispettati - per la selezione del personale introdotti dal decreto legge 112 del 2008. Fino a quella data peraltro valeva un regime privatistico. Le società essendo state trasformate in Spa a controllo pubblico si potevano lecitamente comportare come qualsiasi azienda a conduzione privata. La battaglia per la trasparenza secondo la commissione passerebbe dall'indicazione negli avvisi pubblici della tipologia delle prove, dei punteggi massimi e minimi attribuibili nel concorso. Inoltre, prendendo come paragone Asm e Fil, secondo la relazione dei commissari dovrebbero essere escluso l'accesso alla selezione dei parenti dei dipendenti fino ad un certo grado. Quello che spetterebbe all'amministrazione e al consiglio comunale dovrebbe essere più un'azione di moral suasion che una delibera ad hoc. Secca l'analisi della coordinatrice Vanni: «Tutte le risposte sono state date dai vertici delle società. Senza margine di dubbio tutte le assunzioni si sono verificate in ottemperanza alle leggi. Va pure rilevato che dalla fine degli anni '90, con la trasformazione in Spa, c'è stata qualche smagliatura nel funzionamento di queste società, ma non ha riguardato soltanto le assunzioni». Una di queste lacune è stata evidenziata durante il dibattito da Luciano Gestri del Pdl ed ex sindacalista della Cisl: «Per Consiag il presidente Paolo Abati ha detto che in questi anni del sindacato se ne è fatto a meno. Questa è una cosa gravissima». L'altro tasto dolente per il consigliere comunale del centrodestra è il costo del personale in Asm e per il museo Pecci: «Nel primo caso si spendono 13 milioni di euro l'anno, nel secondo un milione di euro ripartito tra 25 dipendenti che beneficiano del contratto del commercio».
Carlandrea Poli
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