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Prato

Muore in casa, trovato dopo un mese

Muore in casa, trovato dopo un mese

Macabra scoperta in uno stabile di via Battisti: la vittima è un nordafricano. Il portone era chiuso con una catena

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PRATO. Salendo la rampa di scale che porta al primo piano, tra sporcizia e rifiuti, l’odore della morte aumenta sempre più, e una volta arrivati sulla soglia della stanza il fetore colpisce come un pugno allo stomaco: è impossibile anche respirare.

Qui, su un letto di fortuna, in uno stabile abbandonato di via Battisti 45, è morto in solitudine un uomo di 29 anni.

Per un mese, o forse addirittura due, il cadavere è rimasto sul letto davanti al televisore ancora acceso. L’ha ritrovato la scorsa notte la polizia, sollecitata da alcuni nordafricani che da tempo non avevano più notizie di un loro connazionale. Sapevano che ogni tanto dormiva nella casa di via Battisti e hanno chiesto di fare un controllo.

Quando la volante è arrivata sul posto, alle 19,30 di mercoledì, gli agenti hanno trovato il portone chiuso con una robusta catena e hanno lasciato perdere. I nordafricani hanno insistito e qualche ora più tardi, passata da poco la mezzanotte, la polizia è tornata sul posto insieme ai vigili del fuoco che hanno forzato il lucchetto consentendo l’accesso. Sono bastati pochi secondi, e l’inconfondibile odore di un corpo in decomposizione, per far capire al dirigente delle volanti, il commissario capo Gian Fabrizio Moschini, che la segnalazione era fondata.

Il cadavere era in una camera al primo piano, steso sotto le coperte, in avanzato stato di decomposizione. Oltre alla televisione accesa, c’era anche una stufetta elettrica, per cui si può escludere che il giovane sia morto di freddo. In tasca aveva un decreto di espulsione intestato a un palestinese nato nel 1983. Probabile si tratti di uno dei tanti marocchini senza documenti che dichiarano di essere palestinesi sperando in un trattamento più favorevole nel rilascio del permesso di soggiorno. L’identificazione non è ancora certa (impossibile anche prendere le impronte digitali visto lo stato del corpo), ma la Procura conta di risalire ai parenti del morto grazie a un telefono cellulare trovato nella stanza.

Sul cadavere non sono stati trovati segni di violenza e nella stanza non c’erano siringhe. Per questo il sostituto procuratore di turno, Eligio Paolini, ha disposto la “liberazione” della salma. E’ poi toccato alla Pubblica Assistenza trasferire il corpo all’Istituto di anatomia patologica dell’ospedale.

L’unica stranezza della vicenda riguarda la catena che chiudeva il portone. Ci sono due ipotesi: qualcuno ha scoperto il cadavere, per qualche motivo non voleva che fosse trovato e ha chiuso il portone, ma l’ipotesi non è molto accreditata tra gli inquirenti. Oppure chi ha chiuso non si era accorto che c’era il corpo del giovane magrebino.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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