Attenzione
Marini: «Nel dubbio si vada al voto»
Il presidente uscente vuole un’elezione che non lasci strascichi. «Si ricordi che le aziende hanno anche un ruolo sociale»
PRATO. Il mandato di Riccardo Marini è agli sgoccioli. Gli ultimi due mesi e poi sulla prima poltrona degli industriali pratesi siederà un altro imprenditore. Due colleghi si stanno confrontando. Il presidente uscente non ha perplessità: «Non voglio strascichi, meglio votare. In modo da non lasciare dubbi a nessuno».
Marini, cosa le rimarrà di questa esperienza?
«E’ molto quello che ho avuto in questi anni. Dal punto di vista personale soprattutto. I contatti con le persone, tantissimi, la crescita culturale e di conoscenza della città. Di negativo invece c’è l’impossibilità di fare tutto quello che avrei voluto. Io ho fatto davvero tutto ciò che ho potuto, lasciando anche molto del lavoro in azienda, ciò nonostante qualche cruccio c’è».
Quali sono questi crucci?
«Non sono riuscito ad aprire un percorso concreto di integrazione con la comunità cinese. Ritengo che sia necessario e credevo di riuscire a fare qualcosa prima della fine del mandato invece non c’è niente di sostanziale. I distretti sono ancora paralleli e anzi direi divergenti».
Per quali motivi non si è arrivati a dei risultati se c’era questa forte volontà?
«Non credo che i cinesi abbiano tutta questa volontà di integrarsi. Per ottenere dei risultati è necessario volerlo in due e, secondo me, fino ad oggi loro hanno avuto poca convinzione. Ci sono stati tanti incontri, abbiamo parlato molto e abbiamo fatto perfino un protocollo di regole utili per stare insieme: rispetto della legge, etica eccetera. Spero almeno di aver seminato per qualcosa che accadrà nel prossimo mandato».
Di cosa invece ritiene di poter essere orgoglioso.
«Ho fatto il presidente dal 2008 al 2012 neppure se uno avesse voluto scegliere il periodo peggiore avrebbe potuto far meglio. Sono stati anni difficilissimi ma nonostante questo credo che l’Unione industriale pratese oggi venga percepita a livello nazionale con una buona immagine. Inoltre ho la soddisfazione di aver visto scendere in piazza 7-8000 persone con un’unica richiesta per la città. “Prato non deve chiudere” è stata una bellissima esperienza».
Gli industriali in piazza non ci erano mai scesi . C’è chi ha criticato l’Unione per aver aderito all’iniziativa.
«Chi lo ha fatto ha sbagliato. Bisogna avere il coraggio di cambiare e non rimanere ancorati alle idee del passato. Non si devono fare le rivoluzioni ma si deve avere il coraggio di mettersi in gioco, di essere al passo coi tempi».
C’è qualcosa che ha imparato facendo il presidente degli industriali.
«Imparato moltissimo e anche avuto delle conferme. Per esempio mi sono reso conto che Prato, se vista da fuori, è molto più importante di quanto crediamo. Non siamo bravi a trasmettere una bella immagine di noi stessi e invece dovremo farlo. Inoltre ho avuto conferma del fatto che i compiti di un’associazione non sono solo legati a quello che i soci si attendono. E comunque, non solo. Si deve anche lavorare per il contesto in cui si opera. Per la città, per il ruolo sociale che le aziende devono avere».
Arriviamo alla parte più difficili. All’Unione industriale oggi ci sono due imprenditori che potrebbero fare il presidente. Un confronto a due che è andato più avanti di quanto sia mai accaduto a Prato. Come la vede? Cosa auspica accada?
«E’ l’identica situazione vissuta a livello nazionale. Sono contento ci siano due persone che hanno la voglia e la volontà di lavorare per l’associazione. Ognuno ha una sua personalità e credo che il candidato ideale non esista. Il candidato ideale ha così tante caratteristiche difficilmente sintetizzabili in una sola persona. Credo quindi che debbano arrivare in due fino in fondo in modo che in futuro non ci siano remore.Che nessuno possa dire ma io potevo essere il presidente ma mi sono tirato indietro».
Sta dicendo che si deve andare a votare tra Cavicchi e Matteini?
«E’ il modo per non lasciare dubbi a nessuno. Ognuno dei due ha le sue idee: le dica e poi il 12 aprile si sceglie il candidato presidente. L’importante per me è che dal 13 l’Unione sia unita e tutti si lavori insieme senza problemi».
Sta quindi chiedendo ai saggi di presentare in consiglio due nomi?
«Ai saggi chiedo di fare i saggi. Se ritengono di non avere sufficientemente chiaro il percorso possono portare due nomi senza remore. L’importante, lo ripeto, è che dopo il 12 si torni a lavorare tutti insieme».
Chi voterebbe tra Cavicchi e Matteini?
«Lo ripeto il candidato ideale per me non c’è. Per me è indifferente chi tra loro farà il presidente. Si scelga ma poi si pensi solo al bene dell’associazione. Senza strascichi».
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