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La satira colpisce l’assessore-sceriffo

La satira colpisce l’assessore-sceriffo

“Mirone” è un cortometraggio realizzato da Lorenzo Clemente e presentato ieri sera al cinema Terminale

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PRATO. La tecnica è quella della sproporzione comica. Usare parole nette e chiare per rivelare il vero senso di un discorso di solito di un politico a volte di intellettuali che sanno nascondersi dietro abili perifrasi. Non c'era forse bisogno di tanto per consegnare alla notorietà pop l'assessore alla sicurezza Aldo Milone, che da almeno quattro anni convive e si crogiola col nomignolo affibbiatogli dalla stampa locale: lo sceriffo.

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Il passo da politico a maschera satirica è stato logicamente breve, almeno nell'ottica di Lorenzo Clemente 23 anni, laureando in ingegneria informatica con la passione per le parodie e un impegno civile - o civico per rispettare il lessico del nostro tempo - nell'associazione Libertà è Partecipazione di Diego Blasi. Anche su input di quest'ultimo il giovane Lorenzo si è inventato “Mirone”, il fake trailer di un comandante-assessore col fucile sempre in mano un partito slogan "Città in trincea" col quale immagina una guerra al nemico, il cinese sulla falsariga della lista Prato Libera & Sicura. Se dai tempi di Carl Schmitt la politica ha riconosciuto in sé la separazione binaria amico-nemico nello spietato Mirone diventa uno stile di vita che accompagna ogni gesto quotidiano. Così il trailer o cortometraggio - dura dodici minuti - presentato ieri sera al cinema Terminale racconta un superuomo kitsch che se ne frega del politicamente corretto. «È la prima volta che vedo far pulito con lo sporco», prorompe dinanzi alla sua cameriera con gli occhi a mandorla mentre in tv guarda per l'appunto una sparatoria con protagonista, manco a dirlo Rambo.

E ancora: «Dove c'è odore di fritto tacciono le leggi», mentre carica i suoi collaboratori prima di un'irruzione in un capannone. I suoi proiettili più perforanti non sono neppure quelli del suo inseparabile fucile, ma i suoi avvisi di sfratto per abusivismo edilizio.

Il volto duro della legge, più Dredd che Rambo e come l'eroe impersonato da Schwartzy anche Mirone deve guardarsi le spalle dagli attentati di nemici - la "zecca" di sinistra - e collaboratori - un tale George Silly che però non c'entra col titolare dell'assessorato all'integrazione.

Il tocco di stile del regista, Leone Santi, con l'immagine artificiosamente sciupata rende Mirone un uomo quasi fuori sincrono rispetto al suo tempo. Il lieto fine è quasi d'obbligo, mai visto perdere un supereroe. Quando poi nel corto parlano dei finti elettori di Mirone, la satira ripone i suoi abiti per indossare quelli del cinema verità, dando voce a quella Prato che da forza maggioritaria vince le elezioni e talvolta soccombe al Tar.

di Carlandrea Poli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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