Il Tirreno

Prato

In scena la Barbagia dei primi del ’900

Al Fabbricone “Nozze di sangue” di Federico Garcia Lorca per la regia di Serena Sinigaglia

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PRATO. Una vera storia di omicidio avvenuta a Nijar e apparsa sui giornali per circa una settimana nel giugno del 1928. Si ispira a questo fatto di cronaca il testo "Nozze di sangue" di Federico Garcia Lorca, rivisto per il teatro dalla regista Serena Sinigaglia e in scena al Fabbricone da stasera (ore 21) fino a domenica (ore 16). Info allo 0574 608501. Dietro al lavoro di Sinigaglia c'è una coraggiosa operazione linguistica e di ambientazione.

Lo spettacolo è prodotto dallo Stabile di Sardegna, in scena ci sono Maria Grazia Bodio, Marco Brinzi, Lia Careddu, Mattia Fabris, Sax Nicosia, Isella Orchis, Cesare Saliu e Sandra Zoccolan.

«La scrittura di Lorca mi ha catturata fin dalla prima lettura- spiega la regista. E' intensa, misteriosa, è pulsante di vita e di bellezza. Ogni volta che leggevo "Nozze di sangue", percepivo che, nonostante la bravura del traduttore, l'italiano non era la lingua viva di cui aveva bisogno il testo. Mi sono chiesta allora quale fosse la lingua giusta per portarlo in scena. Serviva una lingua di terra e di sangue, intrisa dei luoghi e delle persone che la parlano. Una lingua che è già storia di faide, di confini difesi e violati, di campi arsi, di coltelli, di parole impronunciabili e di silenzi violenti. Una lingua antica, che scorre nei geni di chi l'ha parlata o meglio vissuta. E allora ho pensato al sardo e alla Barbagia, che è l'entroterra del nuorese e presenta tutte queste caratteristiche linguistiche e antropologiche».

«L'ambientazione mi è sembrata perfetta per questa trasposizione- aggiunge -. Una società chiusa dove valeva la legge mai scritta del taglione, dove qualsivoglia anelito di libertà veniva punito dalla comunità con la morte o forse ancora peggio con l'isolamento assoluto, dove bigottismo e superstizione si amalgamavano in una mistura terribile e bellissima insieme di natura e spirito».

Ed ecco che in questo lavoro la Barbagia dei primi anni del '900 diventa il defibrillatore per il mondo lorchiano: parole, storie, volti, colori, che ritornano nella storia di tante persone che vissero e vivono in quei luoghi, luoghi che sono certamente molto più vicini a noi italiani che all'Andalusia spagnola degli anni Trenta.

Una storia passionale e appassionata che racconta l'incontro tra la lingua spagnola, italiana e sarda e tra due generazioni d'attori. Una tragedia corale, intensamente vissuta non solo dai protagonisti, ma anche dalle molte figure "minori" che, proprio come nel coro della tragedia classica, fungono da commento, o da narratori di quello che non si vede in scena.(m.m.)

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