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Prato

Il Tar boccia il coprifuoco a Chinatown

Il Tar boccia il coprifuoco a Chinatown

Annullata l’ordinanza che imponeva ai ristoranti cinesi del Macrolotto Zero di chiudere entro la mezzanotte

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PRATO. Un provvedimento discriminatorio. Così i giudici del Tribunale amministrativo regionale hanno bollato l’ordinanza firmata nel settembre 2010 dal sindaco Cenni e corretta nel maggio dell’anno scorso che impone agli esercizi pubblici della Chinatown (via Pistoiese e strade limitrofe, in gran parte ristoranti e alimentari orientali) di chiudere entro la mezzanotte.

Il Tar ha dato ragione a una trentina di commercianti cinesi che, tramite gli avvocati Massimo Mariotti, Ettore Nesi e Tommaso Magni, avevano presentato ricorso per l’annullamento dell’ordinanza.

La sentenza che annulla il provvedimento è stata depositata ieri, dopo un’istruttoria durata un anno e mezzo, e la vittoria dei ristoratori è pressoché totale, anche se i giudici non hanno riconosciuto ai ricorrenti alcun risarcimento, perché non è stata presentata la prova del calo negli incassi.

Il valore simbolico della decisione resta comunque intatto e cancella con un tratto di penna una delle ordinanze che più avevano qualificato la prima fase della giunta Cenni, e che più avevano fatto discutere.

Due i rilievi dai giudici amministrativi all’ordinanza che hanno deciso di annullare. In primo luogo, secondo il Tar, l’ordinanza non può essere classificata come “contingibile e urgente”. Perché si possa dare questa definizione bisogna dimostrare che c’è un effettivo pericolo per la salute pubblica e che non ci sono strumenti alternativi per tutelarlo. Va ricordato che la motivazione ufficiale che indusse il Comune a ordinare il “coprifuoco” a Chinatown erano stati i troppi schiamazzi in ore notturne. In secondo luogo i giudici contestano al Comune di aver colpito nel mucchio, senza verificare chi fosse responsabile degli eventuali schiamazzi e chi invece non avesse alcuna colpa. Per questo si sarebbe dovuto chiedere all’Arpat di misurare il rumore ed eventualmente intervenire caso per caso.

Inoltre, ed è il passaggio che fa più male al Comune, secondo il Tar «il provvedimento in esame (...) limitato a una certa zona può assumere un carattere discriminatorio rispetto ad altri punti della città dove esercizi similari possono stare aperti anche oltre gli orari consentiti nell’area del Macrolotto Zero senza che vi sia una ragione connessa alle esigenze del commercio che giustifichi tale differenziazione».

Di questo in realtà si è parlato fin dall’inizio. Chi era contrario al provvedimento ha sostenuto che in realtà non si volessero colpire tutti gli schiamazzi, ma solo gli schiamazzi cinesi. E la mappa predisposta dal Comune per l’applicazione dell’ordinanza, con una suddivisione quasi chirurgica delle vie che andava a colpire quasi esclusivamente i locali cinesi, sembrava dare ragione a questa tesi. Una tesi che a parole è stata sempre negata dagli amministratori di centrodestra (come ripete nell’articolo in basso l’assessore Caverni).

E’ vero che via Pistoiese e via Filzi sono strade che, fino al settembre del 2010, vivevano anche di notte, ma è anche vero che ci sono molti altri locali, non necessariamente ristoranti cinesi, che stanno aperti fino a tardi e ai quali, salvo rare eccezioni, non è stato imposto alcun coprifuoco preventivo.

Con la liberalizzazione degli orari decisa dal governo Monti, si era capito che anche l’ordinanza sulla Chinatown avrebbe avuto i giorni contati. E la sentenza del Tar è destinata a riaprire il dibattito.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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