Il dolore
Giudice di pace condanna l’Asm a rimborsare l’Iva
PRATO. Fosse una bolletta del telefono o del gas i consumatori non avrebbero problemi. Hanno pagato una maggiorazione non dovuta? Niente paturnie, una volta accertato l'errore il gestore...
PRATO. Fosse una bolletta del telefono o del gas i consumatori non avrebbero problemi. Hanno pagato una maggiorazione non dovuta? Niente paturnie, una volta accertato l'errore il gestore rimborserebbe il maltolto all'utente andandolo a stornare sulla bolletta del mese successivo. Ma siccome in questa storia l'importo illegittimo è una tassa - l'Iva - non applicabile secondo la Corte Costituzionale alla Tia, ovvero sulla tassa per il servizio di smaltimento dei rifiuti, dove ad essere coinvolti sono pertanto lo Stato e le municipalizzate il percorso per riavere 70-75 euro a testa si fa tortuoso come un sentiero di montagna. L'ha ricostruito per filo e per segno Luca Silvestri, il direttore finanziario di quella Asm che al pari di tutte le altre società pubbliche del settore si sta destreggiando nella pratica rimborsi.
Che la Tia non fosse assoggettabile all'Iva già avevano espresso parole nette i giudici costituzionali, ricordando la natura di tassa e non di tariffa applicabile ad un servizio. Ad onor del vero Asm è stata fra le prime a capirlo in Italia. Nel 2009 dopo le prime avvisaglie del contenzioso giudiziario - la cui parola fine è stata posta a Roma solo lo scorso 9 marzo - da via Paronese l'Iva è stata disattivata. Logico aspettarsi a questo punto un rimborso, ma il percorso non è affatto lineare. Dopo la sentenza sull'illegittima applicazione dell'imposta sul valore aggiunto da parte della Corte Costituzionale, vergata 24 luglio 2009 il dipartimento per le politiche fiscali ha fatto spallucce e con una propria disposizione interpretativa ha ridato legittimità all'Iva sulla Tia. Due settimane fa però il nodo è stato sciolto - forse definitivamente - dalla Cassazione: l'Iva va disapplicata e al tempo stesso rimborsata. Come? Prima di tutto presentando un'apposita domanda alla propria municipalizzata, Asm nel caso dei pratesi. Dopodiché spiega Silvestri l'azienda si appresterà a smistare la domanda all'Agenzia delle Entrate nelle cui mani finirebbe il cerino. I consumatori però non si fidano dei tempi dell'Agenzia e qualcuno ha aperto lo scontro con Asm nelle aule di tribunale. Qui è scattato, con grande frastuono, il campanello d'allarme. Molte sono state le vittorie per Silvestri, ma una sconfitta è stata cocente. Il giudice di pace ha recentemente condannato Asm a rimborsare un utente di 73 euro, più altri 780 per le spese legali. Una mini-condanna che essendo sotto la soglia di 1.100 euro non è neppure appellabile se non adendo direttamente la Cassazione. Per sventare una grandinata di condanne tali da dissanguare i conti della società - Asm dovrebbe restituire complessivamente 7 milioni di euro - Silvestri incontrerà nei prossimi giorni i rappresentanti di Federconsumatori e Adiconsum. Una volta tamponato il rischio giudiziario si attenderà chiarezza sul rimborso per le imprese. Essendo intestatari di una partita Iva se vantano un credito verso lo Stato vedranno crescere il loro "attivo" in attesa di un risarcimento destinato alle calende greche? Questa grana ad ogni modo fa gustare poco i pur confortanti risultati di Asm nel 2011. Al primo colpo è stato riscosso il 75% delle bollette. Frutto di una migliore lotta all'evasione. (c.p.)
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