Finanza
«Un sindaco cinese? Perché no?»
Il procuratore nazionale antimafia Grasso spiazza la platea alla presentazione del suo libro
PRATO. «Forse, per voi pratesi, sperimentare un sindaco cinese non sarebbe male. Se trovate uno onesto e capace, di qualsiasi etnia sia, io lo farei sindaco». Così lunedì sera, nella sala della Biblioteca Lazzerini, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha risposto, spiazzando una parte della platea, a una domanda del pubblico che lo sollecitava a spiegare perché in passato avesse fatto un’ipotesi simile.
Grasso, venuto a presentare il suo ultimo libro “Soldi sporchi” scritto insieme al giornalista Enrico Bellavia, non si è sottratto al confronto, anche quando una donna gli ha chiesto perché, anziché concentrare gli sforzi sul riciclaggio internazionale, non si vada a vedere che cosa succede al Macrolotto di Iolo «dove vengono da tutta Europa a comprare al nero».
«Giusto - ha risposto il procuratore - Bisogna partire dalle piccole irregolarità per arrivare alle grandi».
Ma nel corso del dibattito organizzato nell’ambito del ciclo di incontri “Libri d’Italia” organizzato da Stefano Coppini c’è stato anche il tempo per affrontare questioni di più ampio respiro, in primo luogo la corruzione. Che secondo Grasso prospera anche perché non c’è una reale volontà di combatterla. «Basterebbe rendere più facili le denunce - ha spiegato - come già accade in altri paesi, o introdurre una sorta di “agente provocatore” e sanzionare chi accetta i soldi. In America già lo fanno, perché qui da noi non si fa? Forse perché non c’è una reale volontà di affrontare il problema». Un’analisi amara che il procuratore fa col suo solito tono pacato, e che ripropone per quanto riguarda il riciclaggio. In questo caso l’esempio calzante riguarda le banconote da 500 euro, già bandite da Usa e Canada perché ci si è accorti che nel 90% dei casi venivano usate dai riciclatori (in una valigetta 24 ore, con le maxi-banconote, è possibile stipare fino a 6 milioni di euro). «Loro le hanno tolte di circolazione - ha detto Grasso - Perché non lo fa anche l’Europa? Siete mai andati a fare la spesa al supermercato con una banconota da 500? In realtà sembra che la comunità internazionale non voglia combattere seriamente il riciclaggio e i paradisi fiscali. Li tollerano perché qualcuno dice che anche il denaro sporco fa girare l’economia, ma io dico che la fa girare solo a vantaggio di qualcuno e non di tutti».
Anche le norme anti-riciclaggio attualmente in vigore in Europa non convincono fino in fondo il procuratore nazionale antimafia. «E’ una specie di montagna che ha partorito il topolino - ha spiegato - Tenete conto che in un anno ci arrivano 41.000 segnalazioni per operazioni sospette, ma il 60% non portano alla contestazione di alcun reato. Chi deve riciclare grosse somme non si muove prima di essere sicuro di trovare una complicità in banca. E a quel punto la segnalazione, come potete capire, non arriverà mai. Li scopriamo solo indagando dopo aver trovato i soldi». Molto meglio, secondo Grasso, le misure di prevenzione (sequestri e confische) resi possibile dalla legge Rognoni-La Torre, quella che è stata applicata recentemente a Prato per il clan Terracciano.
Paolo Nencioni
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