Sicurezza
Gli psicologi scolastici in aiuto degli studenti
Grazie ad un accordo tra Provincia, scuole e Società della salute assicurato nuovo sostegno agli sportelli di ascolto che raccolgono i malesseri dei ragazzi
PRATO. Le meno timide e più disposte a raccontarsi sono le ragazze. Problemi di tossicodipendenza, i primi approcci alla sessualità, disturbi alimentari e conflitti in famiglia, vuoi anche per le difficoltà economiche e la perdita del lavoro di uno dei genitori. Meglio la confidenza con gli insegnanti e con gli psicologi della scuola che affidare i segreti a babbo o mamma.
Così le mille facce del disagio tra gli adolescenti pratesi si svelano più a scuola che fra le quattro mura domestiche. E così funziona dagli anni Novanta grazie all'opera dei Cic (Centri di informazione e consulenza), gli sportelli di ascolto psicologico attivi all'interno degli istituti superiori pratesi. La rete dei Cic, messa a dura prova dal taglio dei finanziamenti statali alla scuola pubblica, vivrà una fase di rilancio grazie al protocollo d'intesa siglato ieri mattina tra Provincia, istituti scolastici e Società della salute.
«Il coinvolgimento della Società della salute, con le professionalità che mette a disposizione, è fondamentale per proseguire lungo il percorso di dare risposte ai ragazzi - spiega l'assessore provinciale Loredana Ferrara -. In tempi di tagli, l'impiego di tutte le risorse pubbliche a disposizione deve essere il più efficace possibile».
Una boccata d'ossigeno per gli istituti pratesi se è vero che, come rileva la preside del Gramsci-Keynes Maria Grazia Tempesti, «nel corso degli anni le risorse per dare continuità al servizio sono diminuite mentre dall'altra parte si pone l'esigenza di avere un supporto di professionisti e medici». Gli accessi allo sportello dipendono anche dal tam tam fra i ragazzi. Al Datini, ad esempio, il 10% degli iscritti ha un rapporto con il Cic.
«Da psicologo sentivo l'importanza di coinvolgere la Società della Salute in questa realtà», sottolinea Luciano Gheri che presta la sua consulenza al Datini.
Finora, nella maggior parte dei casi, in effetti, erano i professori a "improvvisarsi" psicologi, allacciando un dialogo con i ragazzi che chiedono aiuto o segnalati dai docenti stessi. Al liceo artistico di Montemurlo i contorni del disagio giovanile riflettono anche la specificità dell'indirizzo costume e moda: qui gli iscritti al Cic sono 60 su 300 iscritti.
«Si tratta per lo più di ragazze con disturbi di comportamento alimentare - aggiunge l'insegnante Sonia Vita -. Un'altra spia del malessere sono le preoccupazioni per la situazione economica assorbite dal contesto familiare».
Anche al liceo delle scienze umane Rodari una bella fetta di studenti ha contatti con il Cic (200 su 800 iscritti).
«Con le nostre forze non siamo in grado d'intervenire - sottolinea Antonio Muratori del Dagomari -. L'apertura alle professionalità presenti sul territorio ci permette di lavorare meglio sul fronte della prevenzione».
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