Attenzione
Due avvocati pratesi cambiano il Codice penale
La Consulta ha accolto un’istanza di incostituzionalità sul sequestro di persona presentata da Costanza Malerba e Federico Febbo in un processo a Venezia
PRATO. C’è sequestro di persona e sequestro di persona. Non tutti sono della stessa gravità e dunque non tutti possono essere puniti con la stessa pena prevista dall’articolo 630 del Codice penale (da 25 a 30 anni). Lo ha stabilito venerdì la Corte costituzionale decidendo su un’istanza di illegittimità sollevata da due avvocati pratesi, Costanza Malerba e Federico Febbo.
L’iniziativa dei due legali, dunque, ha avuto l’effetto di cambiare una norma che in decenni di giurisprudenza non era mai stata toccata. Stiamo parlando del sequestro a scopo di estorsione, pensato per i casi classici degli anni Settanta e Ottanda, quando gli industriali del Nord venivano portati in Sardegna o in Aspromonte e ci restavano per mesi e mesi.
In realtà l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione viene ogni tanto contestata anche a chi si rende responsabile di sequestri lampo, come quello che ha dato origine alla sentenza della Corte costituzionale.
Costanza Malerba e Federico Febbo difendono un marocchino residente nel Veneto che è accusato di aver sequestrato, il 17 giugno del 2010, un connazionale che aveva acquistato da un gruppo di trafficanti di droga una grossa partita di hashish e non l’aveva pagata. Per “convincerlo” a tirare fuori i soldi, i fornitori lo avevano rinchiuso in un’abitazione di Padova e lo avevano costretto a chiamare i familiari per indurli a pagare, altrimenti per lui sarebbe finita male. L’uomo fu poi liberato dopo 4 ore da un’irruzione dei carabinieri, che tenevano sotto controllo il telefono dei suoi sequestratori e intervennero temendo per la vita del marocchino.
Il processo per il sequestro di persona è finito davanti al giudice per le indagini preliminari di Venezia e in quella sede i due avvocati pratesi hanno sollevato l’istanza di incostituzionalità, sostenendo che non si possono punire con una pena minima di 25 anni i sequestri di “lieve entità”, anche perché c’è un articolo dello stesso Codice penale, il 311, che prevede uno sconto per i reati di terrorismo, e dunque anche i sequestri di persona, quando si tratti di episodi di “lieve entità”.
Per capire quanto fosse severo il nostro Codice per il sequestro di persona basti pensare che il reato di omicidio viene punito con una pena «non inferiore a 21 anni», mentre per il sequestro, anche se il rapito torna a casa, si parte da 25. Con la sentenza della Consulta viene messa una toppa almeno ai casi di lieve entità. Una sentenza che avrà certamente effetto su decine o centinaia di procedimenti penali pendenti in tutta Italia.
Paolo Nencioni
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