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COOPERATIVA ESTATE

Per cinquanta lavoratori c’è la cassa integrazione

Per cinquanta lavoratori c’è la cassa integrazione

PRATO. Scatta il paracadute della cassa integrazione per i lavoratori della cooperativa Estate. Ormai manca solo la firma all'accordo per dare il via libera alla procedura di accesso agli...

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PRATO. Scatta il paracadute della cassa integrazione per i lavoratori della cooperativa Estate. Ormai manca solo la firma all'accordo per dare il via libera alla procedura di accesso agli ammortizzatori sociali per 50 dipendenti impiegati nell'assistenza domiciliare, per la stragrande maggioranza donne, e tutte con contratti a tempo indeterminato. Quella che inizialmente era soltanto un'ipotesi, si va profilando come una scelta necessaria e inevitabile per la cooperativa Estate. Negli ultimi tempi, infatti, a fronte dei tagli che ci sono stati al fondo per la non autosufficienza, si è assistito a una progressiva diminuzione di ore di servizio richieste. Si parla di una perdita complessiva di 600 ore mensili, cui corrisponde un calo di lavoro di circa dieci ore al mese per ciascun dipendente. A spiegarlo è Lara Toccafondi, presidente della cooperativa sociale Estate, iscritta con il consorzio Astir all'albo degli enti accreditati per l'erogazione del servizio di assistenza domiciliare per il Comune di Prato. «Abbiamo registrato un calo di ore di lavoro pari al dieci per cento - afferma la presidente - La scelta di ricorrere alla cassa integrazione per almeno due o tre mesi è un tentativo di arginare gli effetti dei tagli alle risorse destinate al sociale, senza dover intaccare il salario dei lavoratori con una revisione del contratto». Che il Comune non sia più in grado di rispondere al fabbisogno di assistenza da parte dei cittadini, lo dimostra l'aumento, dall'altra parte, delle prestazioni private di assistenza domiciliare. «I cittadini che possono permetterselo si organizzano privatamente - continua Toccafondi - ma le richieste non sono sufficienti a compensare il calo di lavoro generato dai tagli ai contributi pubblici». «La situazione appare più preoccupante di quello che sembra se vista in prospettiva - spiega Sandro Malucchi, sindacalista del comparto socio-sanitario della Cgil - in quanto il ricorso alla cassa integrazione, in questo caso, è determinato dal fatto che l'ente pubblico investe meno sui servizi, assumendo un atteggiamento che è l'anticamera di una visione dello stato sociale ridotto ai minimi termini». (ba.bu.)

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