Attenzione
L’esercito dei superprecari in coda per un assegno
Già presentate all’Inps quasi 1300 domande dai lavoratori che nel 2011 non hanno maturato i requisiti per ottenere la disoccupazione ordinaria
PRATO. Precari più fortunati di altri precari. Solo perché a loro un ammortizzatore sociale comunque spetta mentre il restante esercito di atipici (co.co.co e co.co.pro) rimane a bocca asciutta. Lavoratori assunti a tempo determinato, rimbalzati nel 2011 da un posto di lavoro all'altro e magari lasciati a casa tra la fine di un contratto e l'inizio di quello successivo.
Il loro paracadute per un atterraggio d'emergenza si chiama "disoccupazione con requisiti ridotti", un sussidio che viene erogato una tantum ogni anno a primavera a quei lavoratori che nel corso del 2011 (nel caso specifico) siano stati occupati almeno per 78 giorni (senza maturare i requisiti per ottenere la disoccupazione ordinaria, ovvero 52 settimane di lavoro negli ultimi due anni). Fermo restando che i termini per presentare le domande non sono ancora chiusi (la scadenza è il 31 marzo), quelle archiviate per il momento dai terminali dell'Inps e dei patronati evidenziano un trend in crescita di questa fetta di disoccupati "parziali" che non sono stati sempre sotto contratto per tutto il 2011. La previsione degli operatori di sportello dell'Inps di via Valentini è quella di toccare quota 1.500 domande entro fine mese (per ora siamo nell'ordine di quasi 1.300 pratiche aperte) a fronte delle 1.187 richieste avanzate nel 2010 (dati forniti dall'Inps regionale). In soli due anni, si è verificato un aumento intorno al 30%. E per il sindacato squilla un campanello d'allarme, anche in vista della riforma del lavoro che dal 2013 introdurrà la mini-Aspi al posto della disoccupazione con requisiti ridotti.
«Qui a Prato chi non è rientrato nell'ordinaria, non avendo maturato le 52 settimane di lavoro, ha dovuto probabilmente ripiegare sull'indennità con requisiti ridotti - osserva Giovanni Santi del Nidil-Cgil -. L'aumento delle domande è il sintomo di una precarizzazione del lavoro che nel 2011 si è fatta sentire con un'interruzione continua dei contratti. Domande destinate a moltiplicarsi quando entrerà a regime la mini-Aspi voluta dal governo che presenta maglie più larghe per l'accesso (per accedere basteranno solo 13 settimane di lavoro negli ultimi 12 mesi, ndr)».
L'occupazione a singhiozzi spinge molti ad accettare contratti anche di un mese. Precarietà significa anche discontinuità nella vita professionale di un lavoratore. «Il tessile e il commercio sono tra i comparti più caratterizzati da periodi a intermittenza - aggiunge Ingrid Grasso di Felsa-Cisl -. Quando c'è crisi, si tende ad accettare anche contratti brevissimi. Nei patronati circola un'informazione più capillare riguardo al sostegno del reddito. E i lavoratori licenziati che vengono da noi ne prendono coscienza». Allo sportello Inca-Cgil di piazza Mercatale il responsabile Franco Stefanacci rileva un raddoppio delle pratiche dal 2011 al 2012. «Contiamo di arrivare a fine settimana a 430 domande contro le 223 aperte l'anno scorso»
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