Il Tirreno

Prato

«Creaf, ora basta: vendiamo l’immobile»

«Creaf, ora basta: vendiamo l’immobile»

Riccardo Bini (Fli) e Francesco Mugnaioni (Pdl) sollecitano la dismissione dell’edificio

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PRATO. «Ora basta: il Creaf è diventato un pozzo senza fondo. Non si può continuare a versare soldi su un progetto che non si sa se vedrà mai la fine». Riccardo Bini e Francesco Mugnaioni, rispettivamente consiglieri provinciali di Futuro e libertà e del Pdl, hanno deciso di presentare un ordine del giorno nel quale si chiede di prevedere la dismissione dell’immobile di via Galcianese destinato al Centro di ricerca e alta forma azione. Un progetto costato finora 22 milioni di euro. «Vendere per far cessare questo bagno di sangue - spiega Bini - in qualche modo dobbiamo uscirne». L’elenco delle doglianze di Bini è sterminato. Si va dalla lettera che lo stesso direttore generale della Provincia, Giancarlo Cecchi, ha inviato al presidente Gestri, per segnalare in che pessimo stato si trova l’immobile lasciato dall’impresa che ha eseguito i lavori di ristrutturazione all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate in cui si contestano 4 milioni e 200mila di Iva non versata. C’è poi il decreto ingiuntivo dell’impresa che vanta 150mila da riscuotere. I collaudi ci sono stati ma si sono chiusi con riserva. Per arrivare all’ok definitivo occorre eseguire opere per altri 250mila euro. Per realizzare l’impiantistica (gas, luce) occorre un altro milione e mezzo di euro. Tutto qui? Magari. Secondo Bini le incognite sono infinite. Tra queste ci mette anche l’incertezza sulle aziende che davvero hanno presentato manifestazioni d’interesse per l’affitto dei locali dell’immobile di via Galcianese. «Al momento ci è stato detto - precisa Bini - che il 60% degli spazi sarebbero già occupati. Il che però significa, dal punto di vista delle entrate, un ricavo davvero esiguo per la Provincia: 110mila euro l’anno. Perché la maggior parte delle aziende richiede il comodato gratuito».

E poi c’è quella che il consigliere di Fli definisce la spada di Damocle: «La Provincia di Prato è esposta in maniera pesante, dal punto finanziario, nei confronti del Creaf. Infatti oltre ad aver versato 6 milioni e mezzo di euro ha anche finanziamento il Creaf con 5 milioni e 900mila euro. Soldi che il Creaf, che ha il bilancio in perdita da tre anni, non è assolutamente in grado di restituire. Come rientreranno quindi questi soldi?». Le incertezze non sono finite. Bini si chiede anche che cosa ne sia dell’accordo sottoscritto dalla Regione Toscana col governo cinese per il progetto “Tex_Tech: innovazione e trasferimento tecnologico nella sfera del tessile”. E, inoltre, sempre Bini, si domanda che cosa ne sia stato del bando di gara (90mila euro) per un manager al quale affidare il coordinamento dell’attività del Creaf. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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