Proteste
Metano aumentato del 40 per cento
Preoccupazione delle aziende della nobilitazione. «Con questo aumento si sono spesi 200.000 euro in più per tintoria»
PRATO. Per tintorie e rifinizioni far tornare i bilanci sembra davvero una corsa a ostacoli. Non solo i costi dei coloranti su cui ormai il paese del Dragone ha il monopolio, la concorrenza dei tessuti importati dalla Cina già lavorati (che qundi hanno ridotto gli ordini) e l’apertura di imprese a Prato di orientali che sempre più strizzano l’occhio anche alla lavorazione in pezza. O, va aggiunto, il costo del lavoro quasi proibitivo. Adesso, a mettere i bastoni tra le ruote all’anello più importante della filiera tessile pratese, c’è anche il costo del metano aumentato da oggi a settembre del 40%.
Un problema che il settore della nobilitazione si porta dietro già da un po’ di tempo ma a cui non sembra si trovino soluzioni.
Del resto quella del metano è una lotta contro i mulini a vento e le dinamiche non sono certo risolvibili in sede locale. E l’unica soluzione sembra solo quella di cercare tutti i mezzi possibili per risparmiare qualcosa. Il prezzo alto del metano, e in Italia superiore di gran lunga rispetto agli altri paesi europei, dipende da un unico canale di distribuzione che rende l’Eni in grado di fare il buono e il cattivo tempo e quindi di mettere il gas in vendita a 10 centesimi in più al metro cubo rispetto, per esempio, agli austriaci.
«L’aumento del 40% del prezzo del metano - spiega Adriano Bellu, presidente della sezione rifinizioni dell’Unione industriale - pesa moltissimo sulle nostre aziende. In un anno un’azienda media va a spendere in più, tenendo conto dell’aumento, la bellezza di 200.000 euro. Una cifra elevata tenendo conto delle difficoltà del lavoro e del fatto che negli altri paesi europei il prezzo è molto più basso».
Una situazione che gli industriali pratesi non riescono a risolvere ma su cui si è cercato di muovere più leve possibili per accompagnare le scelte di acquisto delle aziende del distretto a un’attività di sensibilizzazione del problema. Uno dei passi fatti è stato quello di scrivere, anche come Confindustria, all’Autorità dell’energia per segnalare l’anomalia.
Del resto alternative all’utilizzo del metano non ce ne sono e già il passaggio a questa energia (rispetto agli oli combustibili) fu un bel passo avanti.
Qualche vantaggio anche se non ha certo abbattuto i costi dell’aumento si è avuto a Prato con l’accordo, gli acquisti sono cominciati a ottobre, tra il consorzio degli industriali, Prato Gas, e Estra (e che coinvolge 57 aziende) per avere i 50 milioni di metri cubi di gas utilizzati dalle imprese locali a tariffe migliori perché il gas viene acquistato direttamente alla borsa.
Un accordo che fu firmato a luglio quando era stato prospettato un incremento dei prezzi del 30%. Previsione che poi si è rivelata quasi giusta.
Ilenia Reali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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