Sicurezza
Scuola , che fatica il 18,9% degli studenti non finisce gli studi
Percentuale migliore degli anni passati ma sempre brutta La vicepresidente Giorgi: «Siamo sotto la media regionale»
PRATO. Scuola, che fatica. Provano a finirla, a portare a termine una missione. Ma è più forte di loro. Si getta la spugna, si tenta la fortuna nel mondo del lavoro. A Prato, maglia nera per l’abbandono scolastico, molti ragazzi hanno fatto così. Una luce si proietta per la prima volta sulle statistiche della scuola pratese riferite al 2011. Quel tasso di abbandono per la prima volta è sceso dal 20% al 18,9% e la percentuale dei diplomati è salita dal 71,5% del 2010 al 72,6% nel 2011. Ma la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi non se la sente ancora di cantare vittoria. «Siamo ancora lontani dagli obiettivi di Lisbona 2010 che fissa il traguardo della percentuale di diplomati almeno all’85%, mentre il tasso di abbandono scolastico indicato da Europa 2020 è sotto il 10%. E siamo sotto la media nazionale e regionale». Probabile che la scuola superiore tiri più che in passato, segno di una crisi che invoglia poco le giovani generazioni a lanciarsi subito nel mondo del lavoro.
Gli stranieri più “virtuosi”. Non sono unicamente i ragazzi stranieri i più pigri ad aprire i libri e a seguire le lezioni alla lavagna, soprattutto quando pesano le difficoltà linguistiche. Se nel 2010 gli alunni immigrati che non hanno voluto saperne di scuola erano il 54%, l’anno scorso ha mollato il 45% (con punte alte però fra i cinesi: il loro tasso di abbandono scolastico è del 65,8%). «Questi lievi miglioramenti dimostrano che stiamo raccogliendo i frutti dell’accordo Sic (Scuola integra culture) sulla scuola multietnica, rinnovato un mese fa circa», sottolinea Giorgi. Nelle nostre scuole parla straniero il 19,2% degli studenti (la media dell’incidenza nazionale è del 7,9%). Prato sta sul podio, seconda dopo Piacenza per percentuale di stranieri sul totale studenti. Dopo tocca a Mantova, Asti e Reggio Emilia. ««In autunno organizzeremo un convegno invitando queste province a portare la loro esperienza», annuncia Giorgi.
La fotografia scattata dall’Osservatorio scolastico provinciale traccia un identikit approfondito degli studenti di Prato e provincia, per ogni ordine e grado.
Verso l’università. Quattro archivi incrociati (Osservatorio scolastico provinciale, Idol sui rapporti di lavoro, Miur e Università degli studi di Firenze) per scoprire quanti sono i giovani pratesi che s’incamminano verso l’università. Intanto i diplomati esaminati sono quelli che si sono congedati dalle superiori nel 2009. Il 61% di quei diplomati si è iscritto all’università e, a distanza di due anni dal proverbiale pezzo di carta, il 18% di loro lavora stabilmente, firmando un contratto di apprendistato o un tempo indeterminato. E sono i diplomati al Marconi (81%) e al Buzzi (73,3%) i diplomati che hanno la fortuna di trovare un’occupazione maggiormente attinente agli studi. Le facoltà più gettonate per gli studenti immatricolati provenienti dai licei sono economia, giurisprudenza, scienze biologiche, ingegneria meccanica e medicina. I diplomati sfornati dai tecnici e professionali hanno invece preferito scelta coerente con i loro titoli di studio. Ingegneria, ad esempio, piace ai diplomati del Gramsci e del Marconi mentre quelli del Datini si orientano più verso la facoltà di economia.
Boom d’iscrizioni nella primaria. A novembre 2011 la popolazione iscritta all’anagrafe scolastica dall’infanzia in su contava 35.270 unità. In cinque anni il numero degli alunni è cresciuto del 13,7% nella scuola dell’infanzia e del 14,9% alla primaria. «Aumenta in tutti gli ordini perché il tasso di natalità è positivo e l’offerta formativa alle superiori s’è allargata», puntualizza Giorgi.
Stranieri, ma nati in Italia. Il fatto che il 56,9% degli alunni stranieri frequentanti le scuole pratesi sia nato nel nostro Paese fa riflettere la numero due di palazzo Banci Buonamici. «Se vigesse lo ius soli, questi ragazzi sarebbero italiani a tutti gli effetti», ricorda Giorgi. Una babele di 89 etnie che siede sui banchi degli istituti pratesi: i cinesi detengono il primato (44,1%), seguiti da albanesi (20,7%) e rumeni (7,4%).
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