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Prato

Ospedale, infermiere arrestato: «Non si può licenziare»

Ospedale, infermiere arrestato: «Non si può licenziare»

Il direttore amministrativo dell’Asl spiega il caso del dipendente accusato di stalking che era rimasto al suo posto di lavoro

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PRATO. Era accusato di tentato omicidio, minacce, incendio doloso, ma ha potuto continuare a lavorare come infermiere in ospedale, almeno fino a tre settimane fa, quando è stato nuovamente arrestato per stalking.

La vicenda di Gioacchino Di Grigoli, 41 anni, nei giorni in cui si decide la riforma del mercato del lavoro e si apprende che le modifiche non verranno estese agli statali, riporta in primo piano la difficoltà di licenziare un dipendente pubblico anche in presenza di gravi accuse nei suoi confronti.

«Noi possiamo farlo solo se il giudice, nella sentenza, dispone l’interdizione dai pubblici uffici - spiega Massimo Braganti, direttore amministrativo dell’Asl (nella foto) - Oppure se il dipendente commette gravi irregolarità sul luogo di lavoro che innescano un procedimento disciplinare. Anche in questo caso, comunque, il contratto di lavoro prevede una graduazione delle sanzioni». Nel caso di Di Grigoli, arrestato nel gennaio dell’anno scorso, è scattata la sospensione per un paio di mesi, poi l’infermiere ha potuto riprendere il suo posto in ospedale. Col nuovo arresto è arrivata una seconda sospensione, stavolta senza stipendio, e un procedimento disciplinare non è partito perché, riferisce Braganti, nessuno dal Tribunale ha segnalato che l’infermiere avrebbe cancellato alcune visite prenotate dall’ex moglie, come ipotizza la Procura.«D’altra parte - aggiunge Braganti - uno può avere le sue grane nella vita privata e essere un ottimo lavoratore.Il direttore amministrativo non crede che tra i 2.600 dipendenti ci siano molti altri casi di questo tipo: «Certo sono tanti, e non li posso difendere tutti a spada tratta, ma posso dire che in certi settori abbiamo velocità ed efficienza che il settore privato nemmeno si sogna». Ogni tanto qualcuno viene anche licenziato. All’Asl di Prato è accaduto a un’impiegata e a un medico negli ultimi anni. La prima rubava sulle rette delle case di riposo, il secondo aveva un arsenale in casa. Casi limite, sui quali non è stato possibile transigere.

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